Cultura di sinistra e cultura di destra a Palermo

Paolo Briguglia e Luigi Lo Cascio (i due attori Palermitani emersi alla ribalta interpretando i fratelli Impastato nel film “I Cento Passi”) in un’intervista su Repubblica Palermo del 8 aprile 2003 sottotitolato “Siamo figli del rinascimento palermitano”, hanno fatto queste riflessioni circa la storia della loro carriera:.. “La spinta ce l’ha data il clima che si respirava ai Cantieri Culturali della Zisa e al Teatro Garibaldi”… “Vivere negli anni del risveglio artistico di Palermo, quello dei cantieri della Zisa e di Carlo Cecchi ci ha trasmesso una maggiore fiducia nelle possibilità di intraprendere questo mestiere”… “Ma adesso è più difficile avere un rapporto con la nostra città”…

Chi non è palermitano si chiederà di cosa si stia parlando, e allora è meglio andare per ordine: che cosa sono i “Cantieri culturali della Zisa”? Cos’è stata l’esperienza di Carlo Cecchi al Teatro Garibaldi?
Ricostruire la storia è una pratica sempre utile, anche se a qualcuno può risultare pedante.

La morte di Giovanni Falcone avvenuta con la “Strage di Capaci” nel 1992 e la successiva “Strage di via d’Amelio”, hanno segnato un punto di non ritorno nella vita dei palermitani.
Oltre quello non eravamo disposti a sopportare.
E così prima ancora della nascita dei movimenti, in tutto il mondo contro i demoni della globalizzazione economica e militare, e di recente in Italia a seguito della vittoria elettorale di Berlusconi, Palermo si risvegliò con i movimenti antimafia nel lontano 1992.
Si iniziarono a censire le più svariate componenti dell’antimafia, che andavano dagli intellettuali di sinistra ai boy-scout, dai preti di frontiera ai militanti comunisti, dai giovani del volontariato cattolico ai ragazzi dei centri sociali.
Capivamo tutti quanti, anche se così diversi fra noi, che il riscatto doveva partire dallo scardinamento dei contatti e delle contaminazioni tra mafia e politica.
Pensammo di praticare la nostra “Glasnost” appoggiando l’ex democristiano Orlando che era già stato sindaco negli anni ’80 e poi cacciato dal potente Salvo Lima, quel referente in Sicilia di Giulio Andreotti, garante dei rapporti con i capi mafiosi fino a quando (in quanto non più “affidabile”) fu ucciso proprio da questi poco prima di Falcone.
Ad Orlando, l’unico possibile traghettatore in quel momento, l’intero centrosinistra diede fiducia, sperando di vincere con la nuova legge per la elezione diretta del Sindaco.
Dalle stragi del ’92, fino all’elezione che avvenne nel novembre ’93, tutte le forze progressiste e democratiche della città si adoperarono per organizzare e redigere un programma elettorale al candidato a Sindaco, un programma che dovesse finalmente profilare una città diversa, come diceva lo stesso Leoluca Orlando: “una città finalmente normale”, che partiva proprio dal rilancio della cultura come lotta alla mafia.
Si capì infatti che la città doveva risvegliarsi in tutti i sensi con una cultura nuova, recuperata dal basso ma che doveva puntare molto in alto, per ritrovare un’identità e un riscatto su valori diversi, per restituire alla gente il piacere di incontrarsi, fruire cultura, ascoltare, vedere, sentire…
Si capì per esempio la necessità di ripopolare le strade, le piazze, i vicoli… , dal centro storico ai quartieri periferici, e riacquistare il piacere di uscire la sera, per vincere la paura delle bombe e degli attentati… e riappropriasi della propria città.
La criminalità mafiosa infatti, poteva anche essere sconfitta togliendole il controllo del territorio, il quale poteva essere invece popolato di vita, performance teatrali, musica, arte figurativa…
Proprio per questo si pensò di incentivare i proprietari di esercizi pubblici di ristoro, quei pochi che c’erano e che perlopiù abbassavano le saracinesce alle otto di sera, a raccogliere l’invito del comune per occupare il suolo pubblico quasi gratuitamente, in cambio di una programmazione estiva di intrattenimento culturale: si trattava dell’operazione “Caffè Concerto”.
In questo modo per tutta l’estate, che a Palermo dura da aprile alla fine di ottobre, la gente poteva scendere da casa, sedersi nel bar più vicino e ascoltare musica, conoscere altre persone, non sentirsi più sola.
Fondamentale fu anche il proposito di riacquisire le aree dismesse, che il Comune di Palermo possedeva in tutto il suo territorio.
Fra i tanti recuperi si individuò un’antica zona industriale sorta per merito dell’imprenditore illuminato Vittorio Ducrot, che vi aveva avviato una produzione di mobili in gran parte progettati da Ernesto Basile, il maestro del Liberty siciliano.
L’area industriale, che era stata riconvertita più volte in vario modo, risultava ormai abbandonata, inserita nel centro abitativo, e vicina ad un bellissimo monumento arabo: la “Zisa” per l’appunto.
“I Cantieri Culturali della Zisa” iniziarono a recuperarsi poco a poco, pezzo per pezzo, dall’estate del ’96; quando serviva urgentemente un grande hangar dove costruire i carri trionfali da far sfilare lungo il “Cassaro” (arteria storica della città che dal Palazzo Reale scende fino al mare, ufficialmente denominata “Corso Vittorio Emanuele”) in occasione del “Festino” di Santa Rosalia (altra tradizione rivalorizzata dall’amministrazione Orlando).
In quell’estate del ’95 (io ero una degli scenografi) vi andammo convivendo con i topi e i cani randagi, senza né luce né acqua, difesi, accompagnati e divertiti da una simpaticissima accolita di ex detenuti riuniti in coperativa sociale, che insieme a tanti artisti e vari livelli dell’assessorato alla Cultura, furono il perno vitale della rinascita di quei luoghi (come anche della chiesa di S. Maria dello Spasimo nel centro storico).
Contemporaneamente, l’Assessorato alla Cultura del nuovo governo della città, decideva di farla finita con i finanziamenti a pioggia (cioè agli amici degli amici) elargiti per le attività culturali.
Voleva mettere alla prova i gruppi teatrali e di spettacolo sulla loro capacità di “fare impresa”; meglio allora incentivare le compagnie con delle agevolazioni quali lo sgravio delle tasse comunali e il pagamento della SIAE, ma anche con la concessione in comodato degli spazi per le prove e gli spettacoli.
In quest’ottica l’uso dei capannoni dei “Cantieri” (come semplicisticamente furono chiamati) venne concesso a chiunque li chiedesse, purché per un fine culturale.
Ci ritrovammo a lavorare lì in tanti, contribuendo anche noi a ripulire, mentre il comune a poco a poco restaurava un capannone dopo l’altro, portava la luce, l’acqua e i bagni chimici, vi organizzava proprie mostre e rassegne teatrali come il “Festival di Palermo sul Novecento”.
Lì sono stati girati i primi films di Roberta Torre, lì lo “Studio Festi” ha allestito i primi “Festini”, e Maurizio Scaparro e Gerome Savary altri due, lì ha prodotto la sua “Pentesilea” da Kleist, Thierry Salmon prima di morire, lì sono state trasferite due importanti istituzioni culturali come il Goethe Institut e l’Istituto Gramsci Siciliano, lì ho sentito Alessandro Baricco intrattenerci sull’Aida alla vigilia della storica riapertura del Teatro Massimo.
Lì tanti di noi sono cresciuti professionalmente approfittando del confronto con le intelligenze che popolavano, nelle sere delle nostre lunghe estati, quei piccoli sentieri fra i capannoni: mentre qualcuno dipingeva o come me cuciva costumi e incollava cartapesta, poco lontano altri suonavano, altri impostavano il diaframma e la propria voce, altri allestivano mostre, altri ancora si attardavano fino a notte negli uffici di produzione.
Spesso ci ritrovavamo tutti seduti sotto il ficus magnolie a consumare, nei momenti di pausa, i nostri panini o qualche granita di limone: attori, tecnici, cani randagi, registi, ex detenuti, gelatai, donne di pulizia, giornalisti, impresari, custodi, capiripartizione del comune, qualche volta il sindaco e spesso gli assessori.
Nel frattempo Carlo Cecchi con lo stesso spirito recuperava il distrutto (da un incendio negli anni ‘50) Teatro Garibaldi, avviando una memorabile produzione di opere shakespeariane.
Si toglieva dal degrado anche la chiesa di Santa Maria dello Spasimo con le sue volte gotiche lasciate a cielo aperto, così che un meraviglioso albero completamente ricoperto da un’edera, dal centro del transetto potesse elevarsi oltre il tetto:
“Lo Spasimo” fu inaugurato come sede di concerti, spettacoli e mostre, da una esecuzione del violoncellista e compositore Giovanni Sollima, che conteneva anche un pezzo a lui dedicato (Spasimo).
E il 17 aprile 1997 riaprì anche il Teatro Massimo, chiuso oltre 25 anni prima per la rottura di un tubo dell’impianto di riscaldamento e fino a quel momento consegnato all’abbandono.
Per l’occasione venne Claudio Abbado con i Berliner Philharmoniker, interpretando la prima e la terza sinfonia di Johannes Brahms.
Per volontà di un gruppo di cittadini, la settecentesca Villa Trabia fu tolta ad un circolo di nobili che, a fronte di un irrisorio affitto amichevole, la usavano per esclusive partite di carte e feste danzanti. La Villa (o Casena), insieme al suo meraviglioso parco fu restituita al Comune che vi installò l’Assessorato alla Cultura.
Il Sindaco comunque non potè sottrarsi alla pressione del gruppo di cittadini che ne voleva una fruizione pubblica, e cosi l’assessore alla Cultura mantenne la promessa della realizzazione di una biblioteca e mediateca, da allora popolatissima da bambini e studenti di tutte le età, mentre nel parco antistante si svolgevano concerti e spettacoli teatrali. In quel parco sono passati, tanto per fare qualche nome: Ryuichi Sakamoto, Noa, Dario Fo e Franca Rame, Luca De Filippo, i Madredeus, Cesaria Evora, Jango Edwards…

Tutto questo è avvenuto nell’arco di sette anni.

Ma allora, cos’è che non ha funzionato perchè “la città normale” continuasse nel tempo?
Malgrado si ribadisse continuamente la necessità di fissare con “paletti normativi” la stabilità di queste trasformazioni, in previsione di probabili avvicendamenti politici al vertice del comune che ne avrebbero potuto stravolgere il significato, non si è riusciti a “salvare il file” di tanto lavoro: spesso per la troppa fretta con cui avvenivano queste operazioni, indotta dalla paura che le lentezze burocratiche distruggessero i passi appena compiuti.
Alla fine la città è stata travolta dalla disfatta elettorale del centro sinistra, più di quanto si potesse prevedere.
Orlando infatti fu costretto a dimettersi un anno prima della fine del suo secondo mandato, perché una legge approvata in fretta dall’Assemblea Regionale di centrodestra, gli impedì di condurre la campagna elettorale per Governatore della Regione (dove fu comunque sconfitto) vestendo la carica di Sindaco.
Prima che lui e gli assessori fossero costretti a lasciare le proprie stanze, fu in extremis salvato il salvabile, che comunque fu subito dopo travolto da uno spoil sistem che, come nel resto d’Italia, è stato attuato nel modo più ridicolmente vendicativo.
L’ex assessore alla cultura Francesco Giambrone, la personalità che con discrezione e determinatezza ha contribuito maggiormente alla rinascita culturale di Palermo (ma non bisogna dimenticare anche gli altri assessori, tra cui il vicesindaco e assessore al centro storico Emilio Arcuri) era stato, nell’ultimo anno del mandato elettorale, nominato sovrintendente del Teatro Massimo.
Questo aveva fatto sperare di poter vedere stabilizzata nel tempo l’operazione della riapertura, infatti la sua presenza lì aveva fatto in modo che l’ente lirico si rendesse credibile agli occhi di numerosi sponsor riuscendo, con spettacoli molto autorevoli, a pareggiare i bilanci di quello che in epoche precedenti era stato un carrozzone democristiano.
Francesco Giambrone è invece stato cacciato maldestramente un anno fa e la persecuzione lo insegue nel resto d’Italia, considerando il fatto che la sua nomina al vertice del teatro lirico di Genova, votata all’unanimità dal consiglio di amministrazione, è stata cassata da Forza Italia (non si sa bene neanche a che titolo).
I Cantieri Culturali della Zisa sono passati al progressivo degrado, tranne che per i due capannoni, assegnati con relativo decreto, al “Goethe Institut” e all’”Istituto Gramsci Siciliano”.
È bastato non rinnovare l’incarico alle cooperative sociali, è bastato non mandare mai le imprese di pulizia e i giardinieri del Comune, è bastato togliere l’incarico al dirigente comunale che si occupava dei “Cantieri”, è bastato terrorizzare la cittadinanza col pericolo di crollo dei capannoni ancora in ristrutturazione, il resto l’ha fatto il vandalismo sempre in agguato in questa città, specie quando si capisce che un bene non interessa a nessuno.
Nella biblioteca di Villa Trabia è stata chiusa la sezione per bambini, e i tanti studenti rimasti vengono scoraggiati da svariati disservizi che inceppano il funzionamento della mediateca. Perché anche lì basta scoraggiare i dirigenti preposti e suggerire loro di non aver troppo zelo con quella plebe: quei ragazzi che nelle belle giornate si spostano a studiare sulle panchine antistanti la Casena settecentesca, osando muoversi per il parco in bicicletta, quel parco che adesso i dirigenti hanno più voglia di tutelare, così da potervi posteggiare (indisturbati dai vigili del Comune) le proprie automobili.
La gestione del Festino di Santa Rosalia è passata ad una associazione culturale, ratificata dal notaio qualche giorno prima dell’assegnazione dell’incarico comunale, giusto per avere il tempo di manovrare svariate centinaia di milioni di lire.
I responsabili di tale associazione pare fossero anche legati da rapporti di parentela col nuovo Assessore alla Cultura di AN, e cosa non trascurabile sono finiti sotto inchiesta per false certificazioni relative all’organizzazione del Festino, insieme all’Assessore stesso.
Ancora riguardo al Festino, lo spoil sistem ha coinvolto persino i carri trionfali, sancendo una diversificazione fra carro di destra (riprodotto pedissequamente dai disegni barocchi del seicentesco architetto Amato, realizzato con costi esorbitanti da una ditta del nord che comunque non è riuscita a garantire il suo funzionamento meccanico, costringendolo per la rottura del giunto di una ruota in occasione della sfilata, a restare fermo a Palazzo) e carri di sinistra (realizzati in precedenza ai Cantieri della Zisa, da scenografi che seguivano lo spirito creativo del momento, occupando artisti, artigiani e maestranze locali, coadiuvati da lavoratori socialmente utili e cooperative di ex detenuti).
Al “Festival di Palermo sul Novecento” (che aveva ospitato Harold Pinter, Pina Bausch, Moni Ovadia, Emir Kusturica, Giorgio Barberio Corsetti…) hanno tagliato completamente i fondi, così pure al “Teatro Garibaldi”.
Il Teatro Stabile di Palermo, dopo la cacciata di Roberto Guicciardini, ha assisto al trionfale ritorno di quel direttore artistico che scriveva i discorsi politici al defunto Salvo Lima, e che guarda caso è stato uno dei primi ad aderire all’associazione di intellettuali di destra creata da Marcello Dell’Utri.
I “Caffè Concerto” sorti in tutta la città durante il settennato di Orlando arrancano a fatica: qualche giorno fa il proprietario della “Antica Focacceria” di piazza San Francesco (famosa in tutto il mondo), che in un produttivo spirito di collaborazione con la ex giunta comunale si era adoperato a ripulire la piazza, proteggere le porte storiche della Chiesa, dipingere con un dignitoso murales quell’edificio abusivo che fiancheggiava la stessa (e che nessuno era mai riuscito a fare abbattere), lamentava che coll’avvicendamento politico al Comune, la tassa per l’occupazione del suolo pubblico era stata equiparata a quella richiesta per piazza San Marco a Venezia; lamentava anche il fatto che adesso i turisti seduti nei suoi tavolini all’aperto, erano costretti a respirare il fumo dei tubi di scappamento dei motorini di passaggio, dal momento che nessun vigile urbano veniva più mandato a governare la piazza.
Il nuovo Sindaco di Forza Italia, nel 2001 ha condotto la sua campagna elettorale per i quartieri dormitorio della periferia, stringendo mani in compagnia dell’attore Renato Pozzetto, tanto per chiarire quale sarebbe stato il suo programma culturale, che infatti adesso si esplica coinvolgendo professionalità dell’impero Mediaset.
C’è chi sostiene che in quelle strette di mano scivolassero schede telefoniche e banconote da centomila lire: è una diceria che non posso confermare, ma certo darebbe una spiegazione delle trionfali vittorie elettorali ottenute dal centrodestra, iniziando dal famoso 61 a 0 in tutta la Sicilia alle ultime politiche.

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