Chi pagherà per Stefano Cucchi?

Per la morte di Stefano Cucchi sono indagati tre agenti penitenziari per omicidio preterintenzionale e altrettanti medici per omicidio colposo, però le inchieste interne fra guardie e medici, direi corporative, fanno quadrato attorno ai colleghi, li scagionano e li reintegrano al lavoro, a picchiare ancora i primi, a non voler vedere i soprusi gli altri. Di fronte all’evidenza delle foto e delle testimonianze di altri detenuti, le inchieste interne parlano per prime e di fatto si sostituiscono ad una giustizia che non arriverà mai. Purtroppo non credo nella giustizia divina, spero che almeno ci creda la mamma del povero Stefano, perché la religione è l’ultimo conforto quando sei lacerato da un dolore tanto insopportabile. L’unica cosa in cui posso sperare è il senso di colpa. Vorrei quindi che le fotografie di Stefano Cucchi, quelle sorridenti con i suoi familiari, quelle dal volto terrorizzato e tumefatto scattate in carcere da vivo, quelle del cadavere paragonabili per orrore solo alle fotografie dei campi di concentramento nazista, tormentino i sonni delle guardie e dei medici coinvolti in questa gara di crudeltà e cinismo per il resto dei loro anni, anche i sonni dei colleghi che li scagionano con tanta solerzia senza neanche voler aspettare l’esito di un processo. Dovrebbe esserci per loro una sola possibilità di espiazione, quella di confessare e pentirsi. Quella di raccontare all’Italia intera cosa è veramente successo e perché. Io infatti vorrei sapere cosa trasforma gli esseri umani in aguzzini, soprattutto vorrei sapere perché essi vedono il nemico in un ragazzo di trent’anni che piange sotto i loro colpi e chiede disperatamente di incontrare i familiari. Vorrei sapere perché ad un ragazzo che ha sbagliato, fosse anche stato un piccolo spacciatore, sia stato negato il diritto alla vita, in un paese il cui parlamento è affollato di rei ben peggiori.

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