L’imperatore “s’è fatto un film” ma, purtroppo per lui, è “L’angelo azzurro”

Emil Jannings (Immanuel Rath) ne "L'angelo azzurro" (Der blaue engel), di Josef von Sternberg (1930), protagonista Marlene Dietrich nel ruolo di Lola

Dopo aver dato per scontata l’indubbia responsabilità e consapevolezza dell’imperatore sulla natura dei suoi comportamenti, vorrei fermarmi un attimo a vedere queste vicende dal suo punto di vista, il che non è affatto una manovra giustificativa.

Stupisce infatti la reiterata negazione di qualsiasi dolo e la sfacciata riproposizione del cliché in cui lui è un simpatico mecenate a cui piace aiutare fanciulle in difficoltà che lo adorano. Direbbero nel loro gergo le sue ragazze s’è fatto un film. Mi sorge infatti il dubbio che lui ci creda davvero. Attenzione però, i tanti padri che sostengono di aver violentato la figlia perché “l’amavano troppo” non sono per nulla discolpabili, così come se lui crede di aver solo fatto del bene a queste ragazze vuol soltanto dire che è vittima di un disturbo del comportamento decisamente preoccupante, il che non potrà mai assolverlo.

Intendo dire che probabilmente il suo smisurato ego lo porta a credere che tutte queste ragazze facciano a gara per passare con lui le serate e gli si offrano sessualmente solo in virtù della sua prestanza e simpatia, che tutte gradiscano le sue barzellette e i video dei suoi discorsi in pubblico, che nessuna di loro sia lì per interesse. Crede persino di essere bello e giovanile e non gli passa per la mente il sospetto che il suo make up posticcio, che va dal lifting ai capelli di plastica, dal cerone all’eyeliner risulti ridicolo e innaturale.

Insomma s’è fatto una compagnia di bambole di plastica che ogni sera più che orge mettono in scena uno stesso copione, atto a rassicurarlo sulla sua grandezza.

In mezzo a tutto il recente polverone, quello che infatti lo ha maggiormente addolorato è la lettura della trascrizione delle telefonate che le ragazze si scambiavano fra di loro, in cui lo sfotticchiavano per la sua bruttezza, facevano i conti delle loro spettanze e addirittura progettavano di derubarlo o tirargli una statuetta in testa se non avesse sganciato.


Come il vecchio professore del film “L’angelo Azzurro” è caduto in una fase discendente in cui non soltanto frotte di Lole, ma anche i loro papponi, cercano di accaparrare il più possibile, e se ancora non è stato umiliato e malmenato lo deve al fatto che il suo patrimonio sembra inesauribile (c’è ancora tanto da spolpare prima di buttarlo via).

Le sue figlie (le due vere e non quella di plastica) dovrebbero sperare che questa inchiesta lo salvi prima che sia troppo tardi. Ma sembra invece che i festini continuino anche durante le inchieste, ormai è una sex addiction irrefrenabile, la vecchiaia è proprio una cattiva bestia.

Se non si riuscirà mai a dimostrare una sua colpa basterebbe fare la cosa più ovvia: a un vecchio che da di testa gli si leva la patente di guida e la firma sul conto in banca, a lui perché non si riesce a togliere la guida del paese?

Perché se lui è soltanto un vecchio rudere che dire dei suoi sodali? Che dire di chi non ha la decenza di mettere la parola fine a quest’orribile film? Questa vicenda mostra nella sua ridicola nudità non soltanto le brutte fattezze del nostro imperatore, ma anche la pochezza di chi gli sta accanto e purtroppo la pavidità di chi dovrebbe essergli contrario. Per non parlare di chi ha fatto cadere il governo condotto da un uomo irreprensibile per difendere le famiglie italiane dalla minaccia delle coppie di fatto e adesso di queste stesse famiglie si dimentica. Tanto corrotto è un intero popolo dalle ricchezze che costui ha accumulato, impoverendolo, che il grido “l’imperatore è nudo” è talmente flebile da non riuscire ad essere ascoltato.

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