Simona Mafai ci ha lasciati

Simona Mafai non era una persona che si perdeva in inutili salamelecchi, alzavi la cornetta o la incontravi in strada e lei andava subito al dunque, con una riflessione, un’istanza, un’analisi impeccabile. Negli ultimi anni abitavamo a fianco ed era bello vederla spesso, e salire a casa sua per chiacchierare, ma lo spirito era quello di quando l’avevo conosciuta in federazione cinquant’anni fa, quando i De Pasquale arrivarono a Palermo, con le ragazze dall’accento romano che diventarono subito amiche. Tanti anni di frequentazione in cui l’ho vista evolvere coi tempi, mai restare indietro, con un’elasticità e un’apertura mentale che solo i grandi sanno avere. Ha lasciato il segno in ogni persona che che ha incrociato, anche per breve tempo, e ora il vuoto è immenso. Mi resta il biglietto di auguri che mi ha dato col suo regalo, nell’ultimo suo Natale, passato insieme a casa mia, e il suo incoraggiamento con tanta fiducia in te, che mi accompagnerà nella scrittura.

1971, ad una riunione politica, a sinistra Simona prende appunti, come sempre, al centro quasi nascosta sua figlia Sabina, a sinistra io, con aria assorta.