“La vita bugiarda degli adulti”: quanto è faticoso uscire dal Rione

Napoli non riesco a conoscerla bene, così come Catania, forse perché sono due città che in qualche modo rivaleggiano con Palermo che è la mia. Quindi non so giudicare se i quartieri descritti da Elena Ferrante: Vomero, Posillipo, il Pascone, il Rione… siano in realtà dei mondi chiusi o sia la sua cifra di narratrice a descriverli così.

Nella quadrilogia de “L’amica geniale” era il Rione il vero protagonista, che respingeva e richiamava i suoi personaggi capricciosamente, come una maledizione. Altra cifra era la mobilità sociale, consentita solo attraverso l’intelligenza e la cutura, sancita da istituzioni come l’Università o le Scuole di eccellenza.

Anche ne “La vita bugiarda degli adulti” troviamo questi temi, ma in modo più esasperato e sofferto. Prima di tutto va detto che l’autrice ci dà pochi indizi sull’epoca in cui si svolge l’azione: ci sono i gettoni del telefono, non ci sono smatphone, cellulari o computers; c’è però la minigonna, ma quella va e viene dagli anni sessanta. Siamo comunque in un’epoca in cui basta studiare sodo per evadere da un quartiere popolare. Come ne “L’amica geniale” l’oggetto maschile del desiderio è un giovane bello, alto e magro che ha fatto il salto sociale tramite una carriera universitaria, lui però resta angelico e autorevole per tutta la narrazione.

Altro mezzo per emergere dal Rione è la bellezza, Giuliana ne ha tanta ed è anche furba nel nascondere la sua ignoranza, ma il gioco non può reggere a lungo, mentre Tonino e Roberto hanno più chance avendo bellezza e cultura insieme. Poi c’è Giovanna, la protagonista, di cui si dice che è brutta sin dall’inizio, però non solo è intelligente ma ha un background che sin dalla nascita l’ha fatta muovere agilmente in ambienti culturali. Poi ci sono le sue due amiche belle e colte, che sono anche sorelle, figlie degli amici più cari dei suoi genitori, tutti intellettuali, professori di liceo e università.

Gli adulti bugiardi sono proprio i loro quattro genitori a cui sembra che la vita non abbia insegnato nulla, soprattutto ad Andrea, il padre di Giovanna, il cui affrancamento dal quartiere d’origine è incompleto. Ha infatti una sorella brutta e volgare, Vittoria, che lo inchioda a quei natali, costituendo una sorta di vivente ritratto di Dorian Gray, in realtà nei tratti somatici è la versione femminile del fratello, che viene descritto come bello.

La tragedia di Giovanna è quella di somigliare alla zia Vittoria, che funziona come il Rione de “L’amica geniale”, una sabbia mobile che intrappola le sue prede e le affonda nella melma. Giovanna viene presa, non sa come liberarsi mentre i genitori, mai diventati pienamente adulti, affondano in altre paludi.

Altra melma è il sesso, che rompe le barriere sociali, ma non riesce a emergere dalla ripugnanza, la protagonista lo vive come iniziazione necessaria, senza amore né trasporto. In realtà faccio fatica a credere che chi è fornito di strumenti culturali venga attratta dal sesso stupido e fine a se stesso, e la cosa succede sia a Giovanna che alla sua amica Angela. E in queste pagine che mi chiedo se l’autrice sia veramente una donna.

Sono una grande estimatrice di Elena Ferrante e fino ad ora non avevo voluto partecipare alle speculazioni sulla sua identità, ma con questo romanzo inizio anch’io a farmi qualche domanda. Sembra infatti trasparire in lei una profonda sfiducia nell’istituzione familiare e anche un rancore nel rapporto madre-figlia. Le sue pagine più belle sono quelle in cui descrive le dinamiche di un mondo chiuso, probabilmente il Rione l’ha vissuto per davvero. Mi piace molto anche la sua fiducia in una mobilità sociale affidata alla cultura, ma se un tempo questo poteva succedere adesso mi sembra solo una speranza.

Ormai i mondi chiusi si sono aperti l’uno all’altro ma in modo disordinato, nei rioni avviene la gentrificazione, nelle università c’è il baronato, le case editrici vendono anche le opere degli ignoranti e i giovani più studiano e più restano fuori dal mondo del lavoro. Quel che è peggio è che anche la malavita è uscita dai Rioni, conquistando il mondo della finanza, dei laureati e dei ben vestiti.

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