The Crown 3, la serie si fa seria

No, non è un’agiografia della Famiglia Reale Inglese, almeno non lo è più. Se la prima stagione glassava il cuore col racconto di una bella ragazza diventata Regina troppo presto, se nella seconda si iniziava a ombreggiare il suo rapporto coniugale, nella terza stagione di The Crown, la più prestigiosa produzione Netflix, la Royal Family viene descritta in tutte le sue contraddizioni, o meglio, vengono descritte le caratteristiche umane di una famiglia che si vorrebbe popolata da dei.

Io per prima dovrei chiedermi perché continuo a interessarmi alle vicende di una famiglia così anacronistica, annegata nei privilegi, impermeabile ai disagi vissuti dai sudditi. La verità è che la loro stessa sopravvivenza appoggia sullo stupore, quello che si prova quotidianamente mentre i cambiamenti climatici distruggono il pianeta, la Gran Bretagna rischia il tracollo economico grazie alla paventata Brexit, e nel frattempo la notizia che Harry e Meghan non passeranno il Natale con la Regina viene fatta scivolare nelle prime pagine con quasi pari dignità: “Ce ne fregasse qualcosa!” direbbe la divina attrice Anna Meacci. Eppure a qualcuno continua a fregare.

Quello che la serie di Netflix riesce a descrivere è proprio il continuo conio di codici comportamentali che puntualmente vengono trasgrediti da chi li crea. Nonostante nel mondo ci siano numerose altre famiglie reali, chissà perché quella Inglese viene considerata the most important in the world, anche dai suoi stessi membri, che in assenza di contraddittorio cuciono e scuciono regole entrando continuamente in contraddizione. Questo viene brillantemente descritto nella terza stagione di The Crown dove la Regina trasforma in regola la sua personale (e confessata) mancanza di empatia, peggio ancora la impone con protervia al suo stupito erede, che invece vorrebbe essere più umano. Uno dei personaggi principali della terza stagione è infatti il principe Carlo, magistralmente interpretato da Joshua O’Connor che gli somiglia in meglio, dando fascino ed espressione alla sua timidezza. Finalmente sentiamo la sua versione della storia, quella delle insulse e inspiegabili ragioni che gli impedirono di sposare colei che amava. I tabloid hanno sempre ascoltato la voce di Diana, non meno tragica, e quando Carlo tentava di dire la sua si pestava i piedi da solo. Il mondo ama i belli e diffida dei bruttini, così lui e Camilla non hanno avuto partita contro Diana, salvo poi riprendersi le proprie vite con l’aiuto del gelido scorrere del tempo. Forse se uno scopo ha questa serie TV è quella di preparare i sudditi al regno di Carlo, se mai arriverà.

In realtà la vera protagonista della serie è la corona, The Crown. Cioè il ruolo perverso che esercita suelle teste che la reggono, sui parenti vicini e lontani degli eredi al trono, sui loro sudditi, su chi osserva stupito from abroad. Su tutti i personaggi della storia grava infatti la maschera tragica di Edoardo VIII (Edward Albert Christian George Andrew Patrick David Windsor), l’unico della stirpe che osando rifiutare la corona ne ha patito la mancanza per il resto della vita. Sebbene la Regina pensi con nostalgia alla vita fra i cavalli che le è stata negata, in realtà si tiene stretta quella corona insieme alla sua borsetta, mentre suo figlio teme e desidera la sua morte per poterla sostituire. E che dire poi della legge salica? Margaret avrebbe voluto la corona al posto della sorella, e forse anche la principessa Anna al posto del fratello. Gli eredi al trono dicono di sentirsi prigionieri di quel copricapo ma non sanno rinunziarci così come insieme ai loro parenti non saprebbero rinunziare ai privilegi della famiglia Reale.

Dopo la tragedia della Principessa Diana, si è deciso di archiviare i matrimoni combinati, così adesso giovani commoner si recano trepidanti all’altare per unirsi ai membri della Royal family, credendo almeno per un attimo alla favola di Cenerentola; poi molto presto vengono stritolati dalla realtà, fanno il broncio, cercano di emergere, si sciupano in viso, ma ormai sono anche loro prigionieri di quell’orribile Palazzo. La corona agisce come una droga, facile sostenere di volerne fare a meno, ma si continua a scrutarla per inerzia, senza che nessuno dall’interno o dall’esterno ne potrà ormai provocare l’eutanasia.

Bravissimi tutti gli interpreti: Olivia Colman regala da vera professionista i gesti, i silenzi e gli sguardi della Regina Elisabetta II, Tobias Menzies è più adatto del predecessore nel ruolo del Principe Filippo, la Principessa Margaret è incarnata dall’eccezionale Helena Bonham Carter, forse un pò sopra le righe ma divertentissima. La Regina Madre continua a manovrare la famiglia nell’interpretazione di Marion Bailey. Oltre alla chicca di Wallis Simpson resa da Geraldine Chaplin, abbiamo la nuova generazione: in testa il Principe Carlo, recitato dal bravissimo Josh O’Connor. Poi la Principessa Anna, interpretata da Erin Doherty, che meritava più spazio e meno illazioni suoi suoi rapporti prematrimoniali. Infine Camilla Shand, interpretata da Emerald Fennell. Si attende nella quarta stagione l’ingresso di Diana Spencer, i cui completini color caramella saranno indossati dalla giovane attrice Emma Corin.

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