Natalia Ginzburg ritratta da Sandra Petrignani

Ho iniziato con curiosità a leggere La Corsara di Sandra Petrignani, pensando di trovare maggiori informazioni su Natalia Ginzburg, rispetto al memoir Lessico famigliare che ho amato molto, cioè tutto quello che per autocensura l’autrice aveva omesso o trattato con distaccata leggerezza. Invece nel saggio di Sandra Petrignani, sin dall’età dell’adolescenza della protagonista nella Torino Antifascista, compare il vero soggetto di analisi, che è la casa editrice Einaudi e tutta la costellazione di intellettuali che vi giravano attorno. E come non pensarci prima! Cofondatore della casa editrice era stato quel Leone Ginzburg che poi sposerà la giovane Natalia Levi, le darà tre figli, organizzerà la resistenza al fascismo e verrà ucciso dalle torture naziste.

Quando la giovane vedova, dovrà ricostruire la propria vita nella Roma liberata è proprio alla casa editrice che busserà per aiuto, proponendosi come tuttofare pur di avere uno stipendio. E verrà accolta, ovviamente, dagli amici del marito che alla spicciolata tornano dal confino e dalla lotta partigiana, anche e soprattutto da Cesare Pavese che invece è rimasto defilato. E così Natalia compie la sua riconquista di una vita spezzata dalla storia, da osservatrice, poi comprimaria e infine protagonista di un mondo invidiabile che non risparmia le umane debolezze.

Giulio Einaudi, Cesare Pavese, Elsa Morante, Alberto Moravia, Adriano Olivetti, Carlo Levi, Elio Vittorini, Lalla Romano e poi Italo Calvino, Primo Levi e Cesare Garboli ruotano attorno alla timida e riservata Natalia, che si addormenta nel divano a metà serata, parla poco, ma quando lo fa apre porte e pone questioni esistenziali. Pubblicherà anche lei prendendo il cognome del marito e diventerà potente contribuendo a decidere chi verrrà pubblicato, accompagnando con generosità gli scrittori che a suo giudizio meritano il successo. Difficoltà personali, gioie e dolori resteranno sullo sfondo, focalizzandosi invece la Petrignani sulle pubblicazioni della Ginzburg, la sua attività di commediografa, parlamentare, opinionista.

Per i giovani degli anni settanta, quelli che come me eleggevano a libretto rosso “Cent’anni di solitudine” e “Il maestro e Margherita“, che amavano la filmografia di Pasolini, Bergman e Fellini, la signora di mezza età Natalia Ginzburg rappresentava “la cultura“, anche se in realtà erano Calvino, Pavese, Moravia e Morante che leggevamo di più. Era infatti lei, come Virginia Woolf, l’ape regina di un contesto molto stimolante, amata più come testimone e opinionista che come scrittrice.

Sandra Petrignani ha compiuto un meticoloso lavoro di ricerca, partendo proprio dalla mia Palermo, dove Natalia è nata e ha vissuto fino ai tre anni. La lettura della sua opera è estremamente coinvolgente anche se a tratti faticosa, perché di ogni racconto, romanzo, lettera, articolo si analizza il contenuto, riportando i giudizi di almeno tre intellettuali del suo tempo. C’è nel racconto la velata nostalgia di un contesto culturale stimolante, ottimista, però molto chiuso, che non riuscì ad arginare la fine dell’utopia, l’avvento dell’edonismo Craxiano, nelle braccia del cui esponente peggiore precipitò anche la casa Editrice Einaudi.

Sandra Petrignani La Corsara, Ritratto di Natalia Ginzburg, pubblicato il 14 febbraio 2018 da Neri Pozza per la collana: I narratori delle tavole (459 pagine)

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