Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘L’ultimo albero di Rapa Nui’ Category

Mi accorgo all’improvviso che in ambiente calcistico il termine cattiveria è stato normalizzato, cioè privato del suo significato dispregiativo e augurato a giovani atleti come virtù cui ispirarsi. Non mi occupo di calcio quindi non so di preciso quando nella lingua italiana una parola tanto dispregiativa sia stata trasformata in positiva, ma noto che i miei amici tifosi (ne ho qualcuno) sono già abituati al ribaltone. Se lo scopo è quello di incoraggiare gli atleti ad una maggiore grinta e aggressività, io sono rimasta al concetto di sport come leale competizione, regolata da norme di convivenza civile e spirito di squadra; ritengo anche che questo sia uno dei motivi per cui si avviano i bambini allo sport, invece vengo presa per ingenua, come se fossi restata indietro nel tempo.

La coincidenza ha voluto che il giorno in cui mi accorgevo dello sdoganamento della cattiveria in ambito calcistico, leggevo sui giornali le cronache dello sgombro del centro sociale Baobab a Roma, in pratica la stessa amministrazione comunale e lo stesso ministro dell’Interno che pochi giorni prima erano scesi a patti con  i benestanti occupanti di Casa Pound, adesso buttavano per strada i migranti che erano stati accolti nel centro sociale Baobab. La cronaca era condita di immagini di bimbi costretti a dormire sdraiati nelle aiole, mentre le ruspe facevano polpette di tutte gli oggetti e gli indumenti che costituiscono la dignità di un essere umano. Io questa la chiamo cattiveria, quella che il vocabolario Treccani definisce: 

cattiveria/kat:i’vɛrja/ s. f. [der. di cattivo]. – 1. [l’essere cattivo] ≈ empietà, malevolenza, malignità, ostilità. ↑ crudeltà, ferocia, malvagità, perfidia. ↓ malizia, maliziosità. ↔ benevolenza, benignità, bontà. ↑ santità. 2. [atto cattivo] ≈ canagliata,…

Da qualche tempo vediamo persone lasciate annegare per la sola colpa di aspirare ad una vita migliore, altre denigrate e picchiate perché diverse, assistiamo al dilagante bullismo a danno di alunni e docenti, al progressivo abbandono istituzionale delle tutele dei diritti umani: io questa la chiamo cattiveria. Forse qualcuno pensa o si illude che siamo cascati in un incidente di percorso, in un governo nato per caso che prima o poi leverà il disturbo, ma non è così, noi abbiamo il governo che la gente vuole, non solo in Italia ma nel mondo globale. Noi siamo precipitati nella cattiveria, una corrente politica trasversale che libera gli individui delle proprie censure, ribalta sentimenti, norme di convivenza e religioni in un piacere tossico che dà sfogo agli istinti peggiori. Non solo, mentre la cattiveria si trasforma in termine positivo, il suo contrario, cioè la bontà, si trasforma in negativo nel suo dispregiativo buonista.

Le parole sono importanti e pesano come pietre, io alla cattiveria, in qualsiasi campo e accezione, non ho intenzione ad abituarmi mentre, nella mia inevitabile imperfezione e laicità, vorrei aspirare alla bontà.

Annunci

Read Full Post »

Donne midterm electionAncora con lo spoglio in corso, quello che si può serenamente affermare circa le elezioni Americane di Mid-term, è che hanno segnato una solida vittoria Democratica contro la granitica macchina Repubblicana.

La cosa più bella è che questa vittoria è per gran parte da attribuire ad una schiera di donne che, candidandosi o sostenendo altre, hanno determinato una considerevole differenza di voti. Sembra che fra i votanti la percentuale delle donne sia del 52% e fra esse la maggioranza – 60% – ha votato per i Democratici. Tutti i commentatori sottolineano che il numero di candidate donne in queste elezioni era il più alto della storia Americana.

Sono le donne che Trump aveva sfidato pesantemente in questi anni di mandato e che adesso gli presentano il conto.

Il vento soffia in favore dei democratici anche se non è stata l’onda blu che si sognava, nel senso che questi hanno conquistato la Camera dei deputati (dopo otto anni) ma non il Senato, anche se quello che è successo è già un buon risultato. Con le elezioni di mid-terma la Camera si rinnova tutta e per conquistare la sua maggioranza i democratici avevano bisogno di riprendersi 23 seggi dai Repubblicani, al momento in cui scrivo ne hanno già conquistato 30. Il Senato invece si rinnova solo in parte e a prima vista il risultato sembra una sconfitta, perché i Repubblicani, che avevano una maggioranza di un solo seggio, adesso l’hanno allargata di due.  Vista nel dettaglio però la sfida dei Democratici era più ardua di quella dei Repubblicani: i primi dovevano difendere 26 seggi (vincendo 28 su 35 corse per ottenere la maggioranza) mentre i Repubblicani stavano difendendo solo 9 seggi.

E’ da tener presente che il Senato è quello che approva le nomine per il governo e la corte suprema, ad esempio la nomina di quel giudice accusato di stupro che ha sollevato la protesta di migliaia di donne; ma la Camera è quella che ha il controllo sulle commissioni investigative. Non ci saranno quindi i numeri per chiedere un impeachment del Presidente, ma una commissione investigativa della Camera dei Deputati potrebbe richiedere a Donald Trump documenti relativi alle sue dichiarazioni dei redditi e alle transazioni finanziarie con i Russi, senza che lui abbia la facoltà di rifiutarsi come aveva fatto in precedenza. A questo punto il Presidente in carica potrebbe risultare tanto indifendifile da spingere molti dei suoi sostenitori Repubblicani ad abbandonare la nave. Potrebbe anche succedere che l’uomo d’affari Trump, che ha sempre anteposto il suo tornaconto economico alla fede idologica (in passato era addirittura democratico) arrivasse a scaricare i Repubblicani e cercare appoggi fra i Democratici. Trump sarebbe infatti capace di tentare accordi con i democratici ma in prevalenza troverà le categorie di donne che ha umiliato in questi due anni e che non accetteranno compromessi con lui: ispaniche, native americane, musulmane, lesbiche, transgender. Una nuova generazione che costituisce il futuro del paese, un plotone che in maggioranza è accorso ai seggi in massa per la prima volta.

In America le aree urbane sono solitamente democratiche e quelle rurali repubblicane, ma i sobborghi (in America non sono i nostri Zen e Scampia ma gli agglomerati di villette signorili e golf clubs) che due anni fa avevano eletto Trump adesso l’hanno tradito. A Trump resta quindi un elettorato maschile, anziano, bianco e rurale, un genere in estinzione. Infine va detto che le forze messe in campo in questa elezione contro l’elettorato democratico erano capillari e bene organizzate. Non si riuscirà mai a dimostrare ufficialmente ma le denunce di depistaggi burocratici per impedire il voto delle minoranze sono numerosissime. La strada è tutta in salita ma apprezziamo la vitalità di queste elezioni che danno un alito di speranza in un panorama globale deprimente.

 

 

Read Full Post »

pernacchioSupponiamo che qualcuno stia indottrinando truppe di ragazzotti da sguinzagliare nei mezzi pubblici, nelle spiagge e nelle piazze del territorio nazionale a far paura agli immigrati: insultando, provocando, dando cazzotti e scatenando risse. In effetti sembra che ci sia proprio un disegno dietro i tanti episodi di violenza, puntualmente registrati da video di chi, piuttosto che intervenire, documenta l’accaduto per conquistare qualche Ilike. Sono episodi che fanno paura, che servono da monito a chi, sentendosi ribollire il sangue vorrebbe intervenire, ma poi pensa che dietro un singolo potrebbero esserci quattro energumeni pronti a menare.

Sono così eguali questi episodi che io immagino un’aula con tanti energumeni seduti nei banchi  e un anziano camerata alla lavagna, “allora le frasi da dire sono: tornatevene a casa vostra sporchi negri… si alla polenta no al cous cous… ” e immagino i muscolosi discepoli che annotano in un notes magari domandando “Camerata ma che’è sta polenta? Io so de Napule”, e poi il camerata continua “cercate di far casino, offendete i migranti, spintonateli, così prima o poi quelli reagiranno e potrete dire che erano stati loro a provocarvi.”

Il format ha funzionato in tante occasioni, molte delle quali documentate dai social media, alcune particolarmente violente, nella quasi generalità dei casi rimaste impunite; la situazione ci deprime, ci fa sentire inermi e disorganizzati, inizia a serpeggiare il timore di convivere con le squadracce del ventennio.

Poi è arrivata lei, signora distinta e sobria (sembra che sia una sarta e questo me la rende ancora più simpatica), accomodata con borsa in grembo in un sedile della circumvesuviana di Napoli, una Rosa Parks del nostro sud, è arrivata lei e ha fatto la differenza.

Il video a documento dell’accaduto mostra un ragazzo che recita il solito repertorio di insulti senza che però si riescano a distinguere le sua parole, quando si eleva forte e chiara la voce della signora che infila a mitragliatrice frasi cariche di senso in un perfetto italiano addolcito dall’inflessione napoletana, sembra che ad un certo punto il ragazzotto, a corto di parole, dica orgoglioso di essere razzista, sdoganando un aggettivo che forse nelle intenzioni del suo maestro doveva restare sottinteso, ed ecco arrivare il coup de théâtre della meravigliosa signora, degna di Totò, dei De Filippo e della maschera di Pulcinella, efficace quanto o pernacchio dell’oro di Napoli:

“No tu non sei razzista, tu sei stronzo!” 

Da mesi intellettuali di peso cercano di dare un nome a ciò che sta succedendo nel nostro paese “possiamo chiamarlo fascismo?… si tratta del razzismo globale… sono gli effetti di politiche migratorie sbagliate… guardate cosa sta succedendo nell’America di Trump… e che dire di Bolsonaro?…” analizzando anche il profilo psicologico dei nuovi barbari, definendoli giovani annoiati… prodotti dei social… privi di empatia… trolls… odiatori… quando arriva la signora e compie il miracolo:

Sono stronzi

Personalmente non amo le parolacce ma non avrei potuto pensare a termine più appropriato, soprattutto in quel contesto. La signora non ha avuto paura delle conseguenze, in una intervista successiva ha detto di aver agito per istinto ma sembra che il suo istinto sia proprio eccezionale, perché non una parola né un tono di voce erano fuori posto. Immagino le giustificazioni del ragazzotto al camerata “ma quella ha risposto, e che dovevo dire?” Mesi di lezioni nelle classi, on-line tutorials, webinairs, step by step manuals… disintegrati dalla risposta della signora, che ora gira virale nel web nell’ilarità generale.

Per un giorno o due ci siamo anche illusi che una risata potesse seppellire gli stronzi.

Poi, puntuale, è arrivato il colpo di coda, vigliacco, anonimo, ovviamente maschilista, alcuni commenti infilati ad arte nei video virali con il triste refrain “ti stupreremo”.

Che siano o no una reale minaccia fanno paura e risultano un cupo monito a chi vorrebbe reagire. Quello che disarma è che la minaccia si cela in profili fake, difficilmente identificabili dalla polizia postale, ammesso che qualcuno abbia veramente voglia di perseguirli.

Vorremmo risposte dalla politica ma non riusciamo neanche ad vere una opposizione parlamentare, stiamo sull’Aventino senza esserci andati intenzionalmente, o forse l’abbiamo fatto votando male. Anche adesso, come nel ventennio, ci accorgiamo di essere in pericolo quando il nostro mondo è già sgretolato. Mi consolano tante manifestazioni di piazza, cortei affollati, manifestazione spontanee di vario genere, ma è urgente una organizzazione.

Però sarebbe anche bello armare di parole schiere di cittadini che, come la signora, siano capaci di spernacchiare gli stronzi. Ci vorrebbe proprio Makkox a stilare un tutorial antistronzi di cui il video della signora napoletana sarebbe la lesson number one, come non perdere la calma e neutralizzare l’interlocutore violento.

Nel frattempo noi tutti partigiani dell’Italia del terzo millennio potremmo chiamarci antistronzi oltreché antirrazzisti o antifascisti.

Read Full Post »

intelligenti-si-nasceProvo una particolare simpatia per le persone che rientrano nello spettro autistico, probabilmente perché ci rientro anch’io. Ritengo che alcune fra le persone che mi conoscono a questo punto direbbero: ma che c’entra tu sei normale, palesando il primo dei pregiudizi su questa cosa che non si conosce affatto. In questo caso la mia risposta sarebbe: ma cosa si aspetta la nostra società da una persona normale? Chi è normale e chi è diverso? Cos’è la normalità?

Questo mio discorso porterebbe molto lontano e non voglio farlo in questa sede, però invito a rifletterci su.

Torniamo alla cosa, detta autismo, detta disturbi dello spettro autistico, detta Asperger, dal pediatra Hans Asperger che per primo, nel 1944, pubblicò un saggio che identificava i sintomi dell’autismo e in particolare quello ad alto funzionamento. Si, perché in genere la gente chiama autismo quello con un basso funzionamento nelle relazioni sociali, caratterizzato a volte da mutismo, comportamenti ripetitivi, mancanza di empatia e frequenti crisi di rabbia. Ci sono però diversi livelli di funzionamento autistico, al punto che chi rientra nello spettro ad alto funzionamento può non accorgersene mai. Queste persone possono avere difficoltà nelle relazioni sociali, possono a volte dare delle risposte trancianti, possono non ascoltare perché assorte nei propri pensieri, possono passare da una passione all’altra, avere difficolta nei giochi di società, eccellere solo in alcune materie scolastiche e tralasciare completamente le altre. Superata però una adolescenza difficile c’è la speranza di trovare l’anima gemella, un lavoro soddisfacente e dedicarsi con affetto e dedizione alla propria famiglia. Ecco perché una persona come me viene definita normale.  In realtà normali sono tutti gli autistici, la loro intelligenza è nella norma, anzi è spesso oltre la norma. Quando un bambino risponde positivamente ai test sull’autismo i genitori vengolo consolati con l’elencazione di tutti i geni autistici che la storia ricordi: Mozart, Bob Dylan, Steve Jobs, Alfred Hitchcock, Michelangelo, Einstein, Van Gogh, Darwin, molti dei quali hanno ricevuto una certificazione postuma e frettolosa.

In effetti gli autistici hanno dei doni particolari, delle eccellenze in alcuni campi che però non sempre riescono a compensare il disagio creato loro da una società che li vorrebbe uguali agli altri. In generale, per quanto io abbia compreso in questo campo ancora molto da esplorare, le persone che rientrano nello spettro autistico vorrebbero poter coltivare indisturbati i propri interessi, ed essendo molto sinceri (addirittura incapaci di mentire) pretenderebbero la stessa cosa dagli altri. Ecco perchè riuscirebbero a sfinire chi mente con argomentazioni corrette.

Ora, andando alla cronaca di questi giorni, io ho provato un enorme disagio a seguito delle parole di Beppe Grillo dal palco del Circo Massimo, cito testualmente:

“Chi siamo? Siamo pieni di malattie nevrotiche, siamo pieni di autistici, l’autismo è la malattia del secolo… L’autismo non lo riconosci, per esempio è la sindrome di Aspengen, c’è pieno di questi filosofi in televisione che hanno la sindrome di Asperger. Che è quella sindrome di quelli che parlano in quel modo e non capiscono che l’altro non sta capendo. E vanno avanti e fanno magari esempi che non c’entrano un cazzo con quello che sta dicendo… hanno quel tono sempre uguale. C’è pieno di psicopatici…”

Mi hanno fatto male soprattutto le risate di un popolo (che non dimentichiamo è quello del partito di maggioranza relativa) abituato ad agire a comando, probabilmente senza neanche capire di cosa si stia parlando, m’è parso naturale fare un parallelo col nazismo. Per due giorni ho condiviso opinioni su facebook e ne ho scritto di mie. In effetti molti, me compresa, hanno avuto il timore (fondatissimo) che il governo volesse caricare nel carro dei diversi da noi anche i malati mentali, ma io so che gli autistici non sono malati mentali e probabilmente lo sa anche Beppe Grillo.

A ripensarci, questo orrendo sproloquio andrebbe collegato al continuo refrain contro le èlite culturali di cui si riempiono la bocca gli esponenti di governo, isomma quì si dà addosso all’intelligenza, di cui gli autistici sono ben forniti. Infatti il vaneggiamento di Beppe Grillo iniziava con c’è pieno di questi filosofi in televisione che hanno la sindrome di Asperger. La verità è che nella totale assenza di opposizione parlamentare questo governo vede il nemico nelle persone intelligenti, quelle che ai vaneggiamenti rispondono con l’inopinabilità delle cifre, quelle le cui argomentazioni fanno crollare i discorsetti a memoria degli esponenti della maggioranza. Se devo essere onesta io le allarmanti reazioni scomposte, tipiche di un disturbo mentale, le vedo in chi imbratta con la propria scarpa le carte di un commissario dell’unione Europea, proprio quello che boccia (per la prima volta nella storia) una manovra economica che non sta in piedi.  Ma la macchina della propaganda è talmente abile che d’ora in poi chiunque oserà criticare i numeri della manovra fiscale, così come le disumanità di alcuni provvedimenti, sarà chiamato autistico. Questo darà la stura ad un bullismo legalizzato contro una categoria di persone che non chiede altro che essere lasciata in pace, contro bambini i cui genitori si struggono perché l’ambiente scolastico sia meno traumatico possibile.

Grillo, come prima Berlusconi, coltiva con molta cura il suo bacino di utenza, preoccupandosi che resti sempre com’è, ignorante, credulone, impermeabile alla cultura e all’intelligenza.

Il Profetico Orwell è purtroppo sempre attuale.

 

Read Full Post »

Riace paese dell'accoglienzaOltre ad una palese persecuzione del Sindaco Mimmo Lucano (a cui semmai andrebbero applicate delle sanzioni amministrative), quello che si sta condannando a morte è il modello replicabile di una società del futuro che rischiava di funzionare. Questo avrebbe messo in crisi lo schema di gestione clientelistico-mafiosa della cosa pubblica e, al contempo, avrebbe demotivato la campagna populistica di caccia al migrante che tanto piace ai due partiti di governo. Questo vuol dire che il modello Riace funziona, che va migliorato, e che deve essere analizzato, perfezionato e sostenuto, anche con l’incentivazione iniziale di una campagna di crowdfunding. Sociologi, economisti, antropologi, associazioni di volontariato e persone di buona volontà, mettiamoci al lavoro. Questo è fare politica.

Read Full Post »

mendoza38Un tempo il disagio sociale si combatteva con la conoscenza delle regole del sistema e la cultura, anche quella nozionistica e scolastica, era il modo di stare in una società ma anche il solo strumento per cambiarla. La società dei consumi ha invece individuato nel denaro lo strumento di affrancamento dall’esclusione: con esso puoi imitare chi ha successo, puoi diventare come lui, soprattutto puoi identificare qualcuno più in basso di te da escludere. E’ il capolavoro di una società che ha nella competizione il suo motore propulsivo, che dà l’illusione di un successo alla portata di tutti, mentre restringe il confine che contiene l’ologarchia.

Il risultato è un un esponenziale aumento del sentimento di esclusione, una frustrazione che nella peggiore delle ipotesi porta a conseguenze estreme. Ma senza arrivare al punto di imbracciare un fucile e sparare ad innocenti studenti di un college, la caratteristica del moderno frustrato è quella di aver perso ogni aspirazione alla crescita culturale.

Chi sente mancare il terreno sotto i propri piedi difficilmente intraprende un paziente percorso di formazione, soprattutto se luoghi e simboli di cultura appaionono respingenti, se non si percepisce una equivalenza fra crescita culturale e benessere economico e se attorno a te c’è un contesto che ti ammalia col motto “chi ti esclude fa schifo”, elencando un catalogo di elité sociali e culturali sulle quali scatenare la propria rabbia.

Mai come adesso la frattura fra chi è colto e chi no è stata così evidente, i primi si arroccano nei pochi avamposti culturali sopravvissuti, gli altri denigrano e delegittimano la conoscenza facendo saltare il tavolo del dialogo.

Io non misuro la cultura in base ai titoli di studio, perché ognuno può crearsi una cultura da sé e poi in Italia, per vent’anni, abbiamo avuto al potere un laureato (precedentemente diplomato al liceo classico) che non solo era campione di grossolanità, ma per giunta ha contribuito ad abbassare il livello culturale dell’intera nazione. Ma costui era il trait d’union fra una società della conoscenza e una società dell’apparenza, infatti ha utilizzato gli strumenti culturali di un tempo per raggiungere l’epoca della delegittimazione culturale. Prima di lui abbiamo avuto leaders politici con la schiena curvata dalle lunghe ore di studio, dopo di lui abbiamo avuto leaders muscolosi incapaci di coniugare un congiutivo, che però paventano èlite culturali ad ogni dove.

Il vocabolario Treccani dà la seguente definizione di élite: “L’insieme delle persone considerate le più colte e autorevoli in un determinato gruppo sociale, e dotate quindi di maggiore prestigio… gli individui, più capaci in ogni ramo dell’attività umana, che, in una determinata società, sono in lotta contro la massa dei meno capaci e sono preparati per conquistare una posizione direttiva.”

Dovrebbe quindi essere la classe dirigente a costituire l’èlite del nostro paese, perché invece abbiamo degli esponenti della maggioranza terrorizzati dalle èlite? E poi, chi sarebbero queste truppe di élite che minacciano continuamente l’azione politica? Sono giornalisti, medici, registi, scrittori, insomma tutti coloro che formano le proprie opinioni studiando, confrontando posizioni diverse, consultando testi scientifici, ragionando?

A questo punto viene da pensare che gli annunci, le prove di forza, il continuo distinguo fra un noi e un loro, siano solo sintomi di un irrisolto senso di inferiorità culturale, di leaders e adepti. Si, perché a volte, anche quando il leader è colto, preferisce mostrare di non esserlo, per imbarcare tutti quelli che altrimenti non voterebbero. Non c’è cosa peggiore che discutere con un ignorante (non intendo colui che non sa, ma colui che non vuole sapere), finirete per sentirvi dire “fate tutti schifo” e in questo tutti ci saranno le categorie dalle quali si è sentito escluso. Quindi è arrivata la politica del “togliamoci questa soddisfazione”, ad una ad una vengono stigmatizzate tutte le categorie che non piacciono o dalle quali il popolo si sente minacciato, e se non bastano le paure esistenti se ne creano di nuove.

Giù dalla Rupe Tarpea: immigrati, zingari, omosessuali, lesbiche, LGBT, donne indisponibili, ammalati, dottori, professori, giornalisti, psicologi, preti buonisti, associazioni umanitarie…

Il fatto è che mentre le èlite si affannano a ricordare le regole di convivenza civile e denunciare la disumanità di certe azioni, la massa plaude coloro che legittimano le pulsioni più infime. Siamo fra Cristo e Barabba, con l’aggravante che Cristo aveva un bel seguito, mentre le élite odierne sembrano aver perso il contatto con il presente.

Siamo onesti, non possiamo dare la colpa prima alle TV commerciali, poi a internet, poi ai social networks, poi ai videogiochi. Se qualcosa è sfuggita di mano alle élite culturali, sono loro a doversene fare una colpa, perché avevano gli strumenti per capire, per prevedere gli scenari futuri. Se ad un certo momento del ventesimo secolo il contatto con le masse si è spezzato, evidentemente la desiderata crescita culturale è rimasta incompiuta, o necessitava di una rivoluzione (pacifica) permanente. Nel frattempo si è tolta linfa vitale alle scuole, agli istituti culturali, agli enti teatrali e lirici, alle orchestre.

La situazione sembra senza speranza, non per niente siamo su un crinale storico.

Nulla vieta però di difendere ciò che è rimasto e diffondere semi dal basso, è un lavoro faticoso e il terreno è incolto da anni, ma non ci resta altro da fare.

Read Full Post »

rabbiaCi si affaccia ai social network timidamente, non si sa bene come comportarsi, si osserva cosa fanno gli altri, si inizia a postare maldestramente foto private e ad accettare l’amicizia di chiunque te la chieda, cosa rischiosa; si riprendono i contatti con persone che avevi perso di vista, cosa bellissima. Poi si inizia ad osservare la vita altrui, la si paragona alla propria: ma davvero fuori da casa mia c’è un popolo di gaudenti che si sposta da un vernissage, un evento culturale e un party? Ogni tanto vai anche tu, che bello vedere gente! A questo punto potresti restare in questo bilanciamento fra vita virtuale e vita reale, godere i contatti con chi altrimenti non avresti potuto seguire e utilizzare il social come aggiornamento sulla vita reale in cui tuffarti quando vuoi. Puoi diventare molto bravo, scrivendo cose interessanti e promuovendo eventi di spessore, magari ogni tanto elargendo gocce del tuo privato. La vita sui social dipende molto da come stai e non credo che sia il social in se stesso a generare dipendenza. In tutta onestà non possiamo sapere se sia nato prima l’uovo o la gallina, mi spiego: sono i social che ci hanno reso peggiori, o la globale crisi di sistema è giunta proprio nel momento in cui si sperimentava un mezzo per esternare le proprie frustrazioni? I rabbiosi da social, gli odiatori, sono persone che senza i social avrebbero vissuto il proprio disagio in maniera diversa, o sarebbero state persone serene senza detti strumenti? Non mi riferisco ovviamento ai profili falsi generati da menti criminali, ma ai frustrati da tastiera che prendono per buona qualsiasi bufala, nutrono una rabbia repressa e la vomitano in insulti dalla sintassi sconclusionata. Questa è una nuova materia all’esame degli studiosi della mente umana, possiamo però cercare di capire cosa ci sia alla base di tanta rabbia, soprattutto capire perché uno degli aspetti del comportamento umano stia uscendo fuori controllo. Prima ancora dei social ci sono stati i reality TV, in cui erano gli stessi registi a richiedere ai partecipanti lacrime, zuffe, crisi di escandescenza, perché avevano scoperto che la fragilità umana faceva audience. Insomma tutto il contrario degli insegnamenti che la mia generazione aveva ricevuto da  famiglia e scuola. Io, classe 1957, sono cresciuta controllando le emozioni, forse troppo, ma mi sarei vergognata come una ladra nel perdere il controllo in pubblico per gelosia, rabbia o invidia. Mi avevano insegnato che questi sentimenti sono umani ma che la saggeza sta nel gestirli, anche riempiendo la propria vita di emozioni belle, creatività, affetti e vita sociale. Il rischio nel reprimere troppo le emozioni sta nel fare del male a se stessi (ad esempio infliggendosi una malattia autoimmune) ma al contrario, esternare eccessivamente le emozioni negative può portarti alla violenza, verbale o addirittura fisica (un esempio lampante è il femminicidio quando non si riesce a gestire la gelosia). In conclusione io ritengo che i social network siano solo uno gli ultimi strumenti di propagazione di un male sociale nato da tempo, già con l’avvento delle TV commerciali, che si chiama narcisismo. Come diceva Andy Warhol nel 1968: “Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per 15 minuti”, la profezia si è avverata e la conseguenza è, a mio avviso, il diffondersi di una rabbia collettiva che sta uscendo fuori controllo.

Read Full Post »