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Archive for the ‘L’ultimo albero di Rapa Nui’ Category

In una delle tante 3°B del mondo c’è una ragazzina bionda con gli occhi azzurri, seduta al primo banco a destra, un pò di sbieco per ampliare la sua audience a chi le sta dietro, bella e adulata dalla scuola intera, si chiama Sole.

Più in fondo a sinistra, in quell’area della dimenticanza da cui si emerge solo per le interrogazioni, sta invece una ragazzina che sembra delle medie, tanto infantile è il suo aspetto, di rado chiacchiera con i compagni, si chiama Luna.

Sole ammicca durante le spiegazioni, suggerirsce ai compagni distratti e sorride all’insegnante quando interrogata, ha ottimi voti.

Luna ha un rendimento discontinuo, non si impegna a sufficienza in alcune materie, si appassiona troppo in altre, mettendo in imbarazzo l’insegnante con nozioni exstrascolastiche che poi si rivelano esatte, a stento ha la media del sei.

Sole è campionessa di ginnastica artistica, è stata eletta tre volte Miss e ha un’intensa vita di relazione. Luna quasi non ha amici, legge tanto e per il resto fa lunghe passeggiate all’aria aperta, amando immensamente la natura.

Sole adula le sue simili facendole sentire importanti, Luna non riesce ad evitare di spiattellare la verità in faccia. Tutte le ragazze del liceo vorrebbero essere come Sole e temono di somigliare a Luna.

Sole ha sempre amato farsi fotografare ma, da quando è arrivato lo smartphone, ha preso a riprendersi da sola e postare la sua immagine sul proprio blog e sui social network.

Luna legge avidamente pubblicazioni scientifiche recependo gli allarmi sulle condizioni ambientali del pianeta, minacciate dalla mano dell’uomo; si accorge dell’indifferenza generale e capisce che non c’è molto tempo per cambiare rotta. Si sente impotente e incompresa e di questo fa una malattia.

Le immagini ammiccanti di Sole sui social network hanno molto successo, al punto che google le garantisce un piccolo reddito mensile. “Non sarà pericolosa questa esposizione?” Commentano preoccupati i suoi genitori, che poi concludono: “Però è tanto bella ed è giusto che sia ammirata, saprà cavarsela.”

Luna decide di marinare la scuola ogni venerdì e mettersi davanti al cancello con cartelli che richiamino l’attenzione sull’allarme ambientale. “Non sarà troppo esposta alla derisione altrui?”
Commentano preoccupati i suoi genitori, che poi concludono: “Però il suo allarme è reale ed è giusto lasciarla libera di esprimersi, semmai diamole una mano.”

Con i proventi delle inserzioni pubblicitarie Sole acquista abiti di lusso e diventa icona di stile, i suoi fans la chiamano Fashion Blogger e le sponsorizzazioni la rendono milionaria. Qualcuno si accorge di Luna seduta col suo cartello fuori dalla scuola, perlopiù è gente che da tempo dice le stesse cose inascoltata, che si unisce a lei ritenendo efficace la sua protesta.

Sole è invitata alle sfilate delle settimane della moda di Parigi, Milano, Tokyo e New York, volando da un continente all’altro con un jet privato. Luna, che fra le maggiori cause di inquinamento ambientale elenca le emissioni dei jet, attira l’attenzione di alcuni giornalisti locali, che le dedicano articoli e servizi.

Non c’è evento mondano che non veda Sole fra gli ospiti d’onore, mentre la sua impresa, che dà lavoro a centinaia di persone, diventa oggetto di studio delle scuole di business. Molti giovani decidono di unirsi ai venerdì di protesta di Luna, che nel frattempo incontra leaders politici della sinistra europea.

Sole ha milioni di followers in ognuno dei social media in cui ha un account; uno stuolo di fotografi, redattori e addetti all’immagine, curano i post per lei. Anche Luna, seppur timida e schiva, decide di aprire degli account sui principali social media, le sembra un buon modo di veicolare la protesta, inizialmente l’aiuta la mamma.

In breve tempo i followers di Luna superano il milione. Solo a questo punto, non tanto Sole che magari ne condividerebbe le istanze, quanto il mondo sponsorizzato dalla sua narrativa, si accorge di Luna. All’inizio, ad essere percepito come una minaccia non è il suo messaggio destabilizzante, quanto il numero di followers: Come avrà fatto? Di quali hakers si sarà avvalsa? Chi ci sarà dietro di lei? Solo le ragazze carine e alla moda hanno successo a questo mondo! Poi, studiando bene il caso, ci si accorge che alle confortanti menzogne della narrativa capitalistica, Luna contrappone una inquietante verità, che rischia di mettere in discussione un sistema economico fatto di suicidale spostamento di merci, scarti di produzione, inquinamento atmosferico, plastica negli oceani e veleni nel sottosuolo. Quella ragazza va fermata! E uno stuolo di haters sui social media sembra la mossa iniziale più azzeccata.

La cosa incredibile è che si rimproveri a Luna tutto quello che a Sole viene perdonato: “è pagata da qualcuno” “è manovrata” “è troppo giovane per avere tanto successo” “quel che dice non può essere farina del suo sacco”.

Poi si inizia a mettere in discussione la sua coerenza in campo ambientale, con stuoli di fotografi che la seguono passo passo, nella speranza di vederla bere da un bicchiere di plastica.

Purtroppo la campagna di denigrazione ha il suo successo, quella ragazzina inizia a diventare antipatica, perché alla cruda realtà da lei protestata la gente preferisce una narrativa rassicurante e menzognera, dove si crede di poter un giorno diventare famosi quanto Sole, dove nessuno sta a ricordarti il prezzo ambientale di ogni tuo gesto, dove si rimanda alla prossima generazione il conto di quello che fai adesso.

Nel frattempo le due ragazze crescono, mentre il sole e la luna vedono quel piccolo pianeta chiamato terra che si desertifica e autodistrugge, in attesa di un’altra era glaciale.

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A un essere umano si può togliere il cibo, la casa, la salute e avrà ancora modo di sperimentare la sua capacità di resilienza, ma è quando gli si toglie la dignità che le sue reazioni rischiano di essere incontrollate, potrebbe perfino avventarsi su chi sta peggio di lui diventando cattivo.

Sono tanti i modi in cui si possono privare gli altri della propria dignità: la violenza sessuale, la tortura, l’uccisione dei propri cari, il coinvolgimento in attività criminose; ma vi sono anche modi più subdoli e purtroppo legali per mortificare la persona umana e che io identifico nella costrizione, per mancanza di alternative, a svolgere lavori umilianti.

Per me lavori umilianti sono tutti quelli in cui non si percepisce il senso di ciò che si sta facendo o, peggio ancora, se ne percepisce uno indicibile: ad esempio produrre cose che poi vengono gettate nelle discariche, coltivare cibi che poi andranno al macero, mungere latte che poi sarà pagato una cifra ridicola, ingannare le persone con la finanza tossica, tormentare la gente dai call center o fermandola per strada. E’ umiliante anche svolgere in modo schiavistico lavori che prima conferivano appagamento e creatività, ad esempio cucire: perché un conto è farlo in un laboratorio con orari e rapporti umani, un conto è essere messi in lunghe file, con diecimila altre persone a cui non puoi rivolgere la parola, senza poter alzare lo sguardo per venti ore consecutive. Il lavoro umiliante non è però soltanto quello pagato poco, ci sono ad esempio piccoli manager costretti dai propri superiori a spostare capitali, far fallire aziende, determinare il licenziamento di migliaia di persone, per poi vergognarsi di se stessi. Su questi lavori, spesso gli unici disponibili sul mercato, grava poi il ricatto della precarietà, l’insicurezza, il monito a non protestare.

E’ così che si costruisce una civiltà di cani sciolti, terrorizzati, incapaci di organizzarsi in blocchi sociali, a cui è facile far credere che il proprio nemico sia quello ancora più debole, piuttosto che il mondo finanziario che ha costruito l’intero sistema. Ecco come la cattiveria diventa funzionale.

Ci sono da considerare alcune difficoltà oggettive che affliggono il mondo moderno: il lavoro robotizzato che diminuisce l’offerta, la sovrappopolazione, la mancanza di risorse. Però invece di dare risposte a questi problemi, li si ingigantisce con risposte folli. Non c’è lavoro per tutti, però quello che non si riesce ad automatizzare lo si trasforma in schiavismo, come nel caso del cucito; siamo troppi nel pianeta però il cibo viene gettato per alzare i prezzi, oppure le materie prime vengono pagate una miseria per rispondere alla concorrenza globale; mancano le risorse ma le energie vengono sprecate nella sovraproduzione, con conseguente danno ambientale. Il sistema finanziario che attualmente governa il mondo, riuscendo anche a manovrare le decisioni delle singole nazioni, sembra diventato un treno senza macchinista, manovrato da algoritmi.

A questo punto cercare risposte è scoraggiane, perché hai un nemico che non riesci a vedere, credi che sia il partito politico che è appena salito al potere, ma non sai chi l’ha finanziato, chi in realtà abbia manovrato sui social network la campagna diffamatoria che ne ha azzerato la concorrenza. Vedi invadere un paese ma non sai se la ragione sia quella di liberarla da un dittatore o invece impadronirsi del petrolio che ci sta sotto.

Se prima si faceva politica aderendo a una ideologia, schierandosi, adesso l’unica cosa che resta sono le buone pratiche, l’acquisto consapevole, il personale rispetto per l’ambiente, il recupero della bellezza e della qualità della vita.

Adesso è rivoluzionario coltivare un orto urbano, riciclare, curare i monumenti e gli spazi comuni, ricostituire filiere agricole e artigianali, autogestire una fabbrica abbandonata, sembrano piccole cose dal basso, ma se lo scopo è ridare un senso alle nostre vite, a quelle dei nostri figli che rischiano di essere più desertificate delle nostre, io credo che bisogni ripartire dalla bellezza, dalle passioni, dalla soddisfazione per una cosa ben fatta, come unica arma contro la povertà umana e la cattiveria.

Se le società preindustriali sfruttavano intere categorie umane confinandole al di sotto del livello di sopravvivenza, il capitalismo decise di salariarle in lavori alienanti e ripetitivi, allo scopo di rendere efficiente la produzione. Poi però l’alienazione è diventato un metodo per comandare, insieme alla velleità di spezzare i legami fra i componenti di un blocco sociale.

Ne è venuta fuori una classe dirigente che in assenza di contraddittorio sbaglia, i cui sottoposti sono dei cani sciolti che si azzannano l’un l’altro. Io non so quanto sia aumentata la criminalità spicciola ma certamente c’è una cattiveria che fa paura: dai bulli di quartiere a quelli che tormentano i ragazzini a scuola, dalle risse in discoteca alla violenza negli stadi, perfino i vicini di casa sono pronti a prendere la pistola, senza parlare di fidanzati, mariti e amanti che rispondono al rifiuto uccidendo. La violenza, verbale e fisica, sembra essere la reazione primaria a cui maggiormente si fa ricorso. Il fatto che degli esseri umani siano stati privati della propria dignità, non giustifica il loro ricorso alla violenza, anche perché solo una parte di essi reagisce così, perché chi ha paura dei cattivi dovrebbe fare in modo che non se ne generino di altri, mentre invece sembra che il mondo non stia facendo altro.

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Anche se ultimamente nel mondo dello spettacolo si è rischiata la caccia alle streghe, io continuo a rivendicare la valididà della campagna #metoo. Alcune denunce sono state confortate da prove concrete, altre no, qualcuno ha approfittato per ottenere denaro e visibilità, ma non si può negare l’emersione di una abitudine al comportamento abusante nel mondo dello spettacolo, anche quando non si è arrivati alla violenza sessuale vera e propria. L’opinione pubblica si è chiesta se un artista può essere considerato tale ponendo su uno dei piatti della bilancia riconoscimenti internazionali e sull’altro giovani donne umiliate in modi diversi. Personalmente mi chiedo anche quanto valido sia (soprattutto sia stato in passato) il consenso di giovani attrici a scene erotiche giudicate “necessarie” all’opera d’arte. In questo ambito si annovera la vicenda di una giovane attrice (minorenne per le leggi italiane di allora) che secondo denunce e confessioni postume sembra si sia trovata di fronte a scelte professionali che l’hanno umiliata, se non addirittura abusata. Se queste vicende che hanno portato successo al regista hanno al contempo segnato la ragazza al punto da accorciarne l’aspettativa di vita, io vorrei oggi dire qualcosa, a due giorni dalla giornata contro la violenza sulle donne e dall’inizio delle celebrazioni postume del regista in questione. Io vorrei abbracciare virtualmente quella ragazza di 19 anni che si chiamava Maria Shneider, dare voce alla sua versione dei fatti, farle capire che nonostante donna, nonostante vittima di oblio, qualcuno sia ancora capace di ascoltare la sua sofferenza. Non voglio condannare, non voglio rovinare la festa, ma vi invito a documentarvi prima di osannare l’artista. Un tempo dicevamo il personale è politico, io ci credo ancora.

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Mi accorgo all’improvviso che in ambiente calcistico il termine cattiveria è stato normalizzato, cioè privato del suo significato dispregiativo e augurato a giovani atleti come virtù cui ispirarsi. Non mi occupo di calcio quindi non so di preciso quando nella lingua italiana una parola tanto dispregiativa sia stata trasformata in positiva, ma noto che i miei amici tifosi (ne ho qualcuno) sono già abituati al ribaltone. Se lo scopo è quello di incoraggiare gli atleti ad una maggiore grinta e aggressività, io sono rimasta al concetto di sport come leale competizione, regolata da norme di convivenza civile e spirito di squadra; ritengo anche che questo sia uno dei motivi per cui si avviano i bambini allo sport, invece vengo presa per ingenua, come se fossi restata indietro nel tempo.

La coincidenza ha voluto che il giorno in cui mi accorgevo dello sdoganamento della cattiveria in ambito calcistico, leggevo sui giornali le cronache dello sgombro del centro sociale Baobab a Roma, in pratica la stessa amministrazione comunale e lo stesso ministro dell’Interno che pochi giorni prima erano scesi a patti con  i benestanti occupanti di Casa Pound, adesso buttavano per strada i migranti che erano stati accolti nel centro sociale Baobab. La cronaca era condita di immagini di bimbi costretti a dormire sdraiati nelle aiole, mentre le ruspe facevano polpette di tutte gli oggetti e gli indumenti che costituiscono la dignità di un essere umano. Io questa la chiamo cattiveria, quella che il vocabolario Treccani definisce: 

cattiveria/kat:i’vɛrja/ s. f. [der. di cattivo]. – 1. [l’essere cattivo] ≈ empietà, malevolenza, malignità, ostilità. ↑ crudeltà, ferocia, malvagità, perfidia. ↓ malizia, maliziosità. ↔ benevolenza, benignità, bontà. ↑ santità. 2. [atto cattivo] ≈ canagliata,…

Da qualche tempo vediamo persone lasciate annegare per la sola colpa di aspirare ad una vita migliore, altre denigrate e picchiate perché diverse, assistiamo al dilagante bullismo a danno di alunni e docenti, al progressivo abbandono istituzionale delle tutele dei diritti umani: io questa la chiamo cattiveria. Forse qualcuno pensa o si illude che siamo cascati in un incidente di percorso, in un governo nato per caso che prima o poi leverà il disturbo, ma non è così, noi abbiamo il governo che la gente vuole, non solo in Italia ma nel mondo globale. Noi siamo precipitati nella cattiveria, una corrente politica trasversale che libera gli individui delle proprie censure, ribalta sentimenti, norme di convivenza e religioni in un piacere tossico che dà sfogo agli istinti peggiori. Non solo, mentre la cattiveria si trasforma in termine positivo, il suo contrario, cioè la bontà, si trasforma in negativo nel suo dispregiativo buonista.

Le parole sono importanti e pesano come pietre, io alla cattiveria, in qualsiasi campo e accezione, non ho intenzione ad abituarmi mentre, nella mia inevitabile imperfezione e laicità, vorrei aspirare alla bontà.

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Donne midterm electionAncora con lo spoglio in corso, quello che si può serenamente affermare circa le elezioni Americane di Mid-term, è che hanno segnato una solida vittoria Democratica contro la granitica macchina Repubblicana.

La cosa più bella è che questa vittoria è per gran parte da attribuire ad una schiera di donne che, candidandosi o sostenendo altre, hanno determinato una considerevole differenza di voti. Sembra che fra i votanti la percentuale delle donne sia del 52% e fra esse la maggioranza – 60% – ha votato per i Democratici. Tutti i commentatori sottolineano che il numero di candidate donne in queste elezioni era il più alto della storia Americana.

Sono le donne che Trump aveva sfidato pesantemente in questi anni di mandato e che adesso gli presentano il conto.

Il vento soffia in favore dei democratici anche se non è stata l’onda blu che si sognava, nel senso che questi hanno conquistato la Camera dei deputati (dopo otto anni) ma non il Senato, anche se quello che è successo è già un buon risultato. Con le elezioni di mid-terma la Camera si rinnova tutta e per conquistare la sua maggioranza i democratici avevano bisogno di riprendersi 23 seggi dai Repubblicani, al momento in cui scrivo ne hanno già conquistato 30. Il Senato invece si rinnova solo in parte e a prima vista il risultato sembra una sconfitta, perché i Repubblicani, che avevano una maggioranza di un solo seggio, adesso l’hanno allargata di due.  Vista nel dettaglio però la sfida dei Democratici era più ardua di quella dei Repubblicani: i primi dovevano difendere 26 seggi (vincendo 28 su 35 corse per ottenere la maggioranza) mentre i Repubblicani stavano difendendo solo 9 seggi.

E’ da tener presente che il Senato è quello che approva le nomine per il governo e la corte suprema, ad esempio la nomina di quel giudice accusato di stupro che ha sollevato la protesta di migliaia di donne; ma la Camera è quella che ha il controllo sulle commissioni investigative. Non ci saranno quindi i numeri per chiedere un impeachment del Presidente, ma una commissione investigativa della Camera dei Deputati potrebbe richiedere a Donald Trump documenti relativi alle sue dichiarazioni dei redditi e alle transazioni finanziarie con i Russi, senza che lui abbia la facoltà di rifiutarsi come aveva fatto in precedenza. A questo punto il Presidente in carica potrebbe risultare tanto indifendifile da spingere molti dei suoi sostenitori Repubblicani ad abbandonare la nave. Potrebbe anche succedere che l’uomo d’affari Trump, che ha sempre anteposto il suo tornaconto economico alla fede idologica (in passato era addirittura democratico) arrivasse a scaricare i Repubblicani e cercare appoggi fra i Democratici. Trump sarebbe infatti capace di tentare accordi con i democratici ma in prevalenza troverà le categorie di donne che ha umiliato in questi due anni e che non accetteranno compromessi con lui: ispaniche, native americane, musulmane, lesbiche, transgender. Una nuova generazione che costituisce il futuro del paese, un plotone che in maggioranza è accorso ai seggi in massa per la prima volta.

In America le aree urbane sono solitamente democratiche e quelle rurali repubblicane, ma i sobborghi (in America non sono i nostri Zen e Scampia ma gli agglomerati di villette signorili e golf clubs) che due anni fa avevano eletto Trump adesso l’hanno tradito. A Trump resta quindi un elettorato maschile, anziano, bianco e rurale, un genere in estinzione. Infine va detto che le forze messe in campo in questa elezione contro l’elettorato democratico erano capillari e bene organizzate. Non si riuscirà mai a dimostrare ufficialmente ma le denunce di depistaggi burocratici per impedire il voto delle minoranze sono numerosissime. La strada è tutta in salita ma apprezziamo la vitalità di queste elezioni che danno un alito di speranza in un panorama globale deprimente.

 

 

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pernacchioSupponiamo che qualcuno stia indottrinando truppe di ragazzotti da sguinzagliare nei mezzi pubblici, nelle spiagge e nelle piazze del territorio nazionale a far paura agli immigrati: insultando, provocando, dando cazzotti e scatenando risse. In effetti sembra che ci sia proprio un disegno dietro i tanti episodi di violenza, puntualmente registrati da video di chi, piuttosto che intervenire, documenta l’accaduto per conquistare qualche Ilike. Sono episodi che fanno paura, che servono da monito a chi, sentendosi ribollire il sangue vorrebbe intervenire, ma poi pensa che dietro un singolo potrebbero esserci quattro energumeni pronti a menare.

Sono così eguali questi episodi che io immagino un’aula con tanti energumeni seduti nei banchi  e un anziano camerata alla lavagna, “allora le frasi da dire sono: tornatevene a casa vostra sporchi negri… si alla polenta no al cous cous… ” e immagino i muscolosi discepoli che annotano in un notes magari domandando “Camerata ma che’è sta polenta? Io so de Napule”, e poi il camerata continua “cercate di far casino, offendete i migranti, spintonateli, così prima o poi quelli reagiranno e potrete dire che erano stati loro a provocarvi.”

Il format ha funzionato in tante occasioni, molte delle quali documentate dai social media, alcune particolarmente violente, nella quasi generalità dei casi rimaste impunite; la situazione ci deprime, ci fa sentire inermi e disorganizzati, inizia a serpeggiare il timore di convivere con le squadracce del ventennio.

Poi è arrivata lei, signora distinta e sobria (sembra che sia una sarta e questo me la rende ancora più simpatica), accomodata con borsa in grembo in un sedile della circumvesuviana di Napoli, una Rosa Parks del nostro sud, è arrivata lei e ha fatto la differenza.

Il video a documento dell’accaduto mostra un ragazzo che recita il solito repertorio di insulti senza che però si riescano a distinguere le sua parole, quando si eleva forte e chiara la voce della signora che infila a mitragliatrice frasi cariche di senso in un perfetto italiano addolcito dall’inflessione napoletana, sembra che ad un certo punto il ragazzotto, a corto di parole, dica orgoglioso di essere razzista, sdoganando un aggettivo che forse nelle intenzioni del suo maestro doveva restare sottinteso, ed ecco arrivare il coup de théâtre della meravigliosa signora, degna di Totò, dei De Filippo e della maschera di Pulcinella, efficace quanto o pernacchio dell’oro di Napoli:

“No tu non sei razzista, tu sei stronzo!” 

Da mesi intellettuali di peso cercano di dare un nome a ciò che sta succedendo nel nostro paese “possiamo chiamarlo fascismo?… si tratta del razzismo globale… sono gli effetti di politiche migratorie sbagliate… guardate cosa sta succedendo nell’America di Trump… e che dire di Bolsonaro?…” analizzando anche il profilo psicologico dei nuovi barbari, definendoli giovani annoiati… prodotti dei social… privi di empatia… trolls… odiatori… quando arriva la signora e compie il miracolo:

Sono stronzi

Personalmente non amo le parolacce ma non avrei potuto pensare a termine più appropriato, soprattutto in quel contesto. La signora non ha avuto paura delle conseguenze, in una intervista successiva ha detto di aver agito per istinto ma sembra che il suo istinto sia proprio eccezionale, perché non una parola né un tono di voce erano fuori posto. Immagino le giustificazioni del ragazzotto al camerata “ma quella ha risposto, e che dovevo dire?” Mesi di lezioni nelle classi, on-line tutorials, webinairs, step by step manuals… disintegrati dalla risposta della signora, che ora gira virale nel web nell’ilarità generale.

Per un giorno o due ci siamo anche illusi che una risata potesse seppellire gli stronzi.

Poi, puntuale, è arrivato il colpo di coda, vigliacco, anonimo, ovviamente maschilista, alcuni commenti infilati ad arte nei video virali con il triste refrain “ti stupreremo”.

Che siano o no una reale minaccia fanno paura e risultano un cupo monito a chi vorrebbe reagire. Quello che disarma è che la minaccia si cela in profili fake, difficilmente identificabili dalla polizia postale, ammesso che qualcuno abbia veramente voglia di perseguirli.

Vorremmo risposte dalla politica ma non riusciamo neanche ad vere una opposizione parlamentare, stiamo sull’Aventino senza esserci andati intenzionalmente, o forse l’abbiamo fatto votando male. Anche adesso, come nel ventennio, ci accorgiamo di essere in pericolo quando il nostro mondo è già sgretolato. Mi consolano tante manifestazioni di piazza, cortei affollati, manifestazione spontanee di vario genere, ma è urgente una organizzazione.

Però sarebbe anche bello armare di parole schiere di cittadini che, come la signora, siano capaci di spernacchiare gli stronzi. Ci vorrebbe proprio Makkox a stilare un tutorial antistronzi di cui il video della signora napoletana sarebbe la lesson number one, come non perdere la calma e neutralizzare l’interlocutore violento.

Nel frattempo noi tutti partigiani dell’Italia del terzo millennio potremmo chiamarci antistronzi oltreché antirrazzisti o antifascisti.

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intelligenti-si-nasceProvo una particolare simpatia per le persone che rientrano nello spettro autistico, probabilmente perché ci rientro anch’io. Ritengo che alcune fra le persone che mi conoscono a questo punto direbbero: ma che c’entra tu sei normale, palesando il primo dei pregiudizi su questa cosa che non si conosce affatto. In questo caso la mia risposta sarebbe: ma cosa si aspetta la nostra società da una persona normale? Chi è normale e chi è diverso? Cos’è la normalità?

Questo mio discorso porterebbe molto lontano e non voglio farlo in questa sede, però invito a rifletterci su.

Torniamo alla cosa, detta autismo, detta disturbi dello spettro autistico, detta Asperger, dal pediatra Hans Asperger che per primo, nel 1944, pubblicò un saggio che identificava i sintomi dell’autismo e in particolare quello ad alto funzionamento. Si, perché in genere la gente chiama autismo quello con un basso funzionamento nelle relazioni sociali, caratterizzato a volte da mutismo, comportamenti ripetitivi, mancanza di empatia e frequenti crisi di rabbia. Ci sono però diversi livelli di funzionamento autistico, al punto che chi rientra nello spettro ad alto funzionamento può non accorgersene mai. Queste persone possono avere difficoltà nelle relazioni sociali, possono a volte dare delle risposte trancianti, possono non ascoltare perché assorte nei propri pensieri, possono passare da una passione all’altra, avere difficolta nei giochi di società, eccellere solo in alcune materie scolastiche e tralasciare completamente le altre. Superata però una adolescenza difficile c’è la speranza di trovare l’anima gemella, un lavoro soddisfacente e dedicarsi con affetto e dedizione alla propria famiglia. Ecco perché una persona come me viene definita normale.  In realtà normali sono tutti gli autistici, la loro intelligenza è nella norma, anzi è spesso oltre la norma. Quando un bambino risponde positivamente ai test sull’autismo i genitori vengolo consolati con l’elencazione di tutti i geni autistici che la storia ricordi: Mozart, Bob Dylan, Steve Jobs, Alfred Hitchcock, Michelangelo, Einstein, Van Gogh, Darwin, molti dei quali hanno ricevuto una certificazione postuma e frettolosa.

In effetti gli autistici hanno dei doni particolari, delle eccellenze in alcuni campi che però non sempre riescono a compensare il disagio creato loro da una società che li vorrebbe uguali agli altri. In generale, per quanto io abbia compreso in questo campo ancora molto da esplorare, le persone che rientrano nello spettro autistico vorrebbero poter coltivare indisturbati i propri interessi, ed essendo molto sinceri (addirittura incapaci di mentire) pretenderebbero la stessa cosa dagli altri. Ecco perchè riuscirebbero a sfinire chi mente con argomentazioni corrette.

Ora, andando alla cronaca di questi giorni, io ho provato un enorme disagio a seguito delle parole di Beppe Grillo dal palco del Circo Massimo, cito testualmente:

“Chi siamo? Siamo pieni di malattie nevrotiche, siamo pieni di autistici, l’autismo è la malattia del secolo… L’autismo non lo riconosci, per esempio è la sindrome di Aspengen, c’è pieno di questi filosofi in televisione che hanno la sindrome di Asperger. Che è quella sindrome di quelli che parlano in quel modo e non capiscono che l’altro non sta capendo. E vanno avanti e fanno magari esempi che non c’entrano un cazzo con quello che sta dicendo… hanno quel tono sempre uguale. C’è pieno di psicopatici…”

Mi hanno fatto male soprattutto le risate di un popolo (che non dimentichiamo è quello del partito di maggioranza relativa) abituato ad agire a comando, probabilmente senza neanche capire di cosa si stia parlando, m’è parso naturale fare un parallelo col nazismo. Per due giorni ho condiviso opinioni su facebook e ne ho scritto di mie. In effetti molti, me compresa, hanno avuto il timore (fondatissimo) che il governo volesse caricare nel carro dei diversi da noi anche i malati mentali, ma io so che gli autistici non sono malati mentali e probabilmente lo sa anche Beppe Grillo.

A ripensarci, questo orrendo sproloquio andrebbe collegato al continuo refrain contro le èlite culturali di cui si riempiono la bocca gli esponenti di governo, isomma quì si dà addosso all’intelligenza, di cui gli autistici sono ben forniti. Infatti il vaneggiamento di Beppe Grillo iniziava con c’è pieno di questi filosofi in televisione che hanno la sindrome di Asperger. La verità è che nella totale assenza di opposizione parlamentare questo governo vede il nemico nelle persone intelligenti, quelle che ai vaneggiamenti rispondono con l’inopinabilità delle cifre, quelle le cui argomentazioni fanno crollare i discorsetti a memoria degli esponenti della maggioranza. Se devo essere onesta io le allarmanti reazioni scomposte, tipiche di un disturbo mentale, le vedo in chi imbratta con la propria scarpa le carte di un commissario dell’unione Europea, proprio quello che boccia (per la prima volta nella storia) una manovra economica che non sta in piedi.  Ma la macchina della propaganda è talmente abile che d’ora in poi chiunque oserà criticare i numeri della manovra fiscale, così come le disumanità di alcuni provvedimenti, sarà chiamato autistico. Questo darà la stura ad un bullismo legalizzato contro una categoria di persone che non chiede altro che essere lasciata in pace, contro bambini i cui genitori si struggono perché l’ambiente scolastico sia meno traumatico possibile.

Grillo, come prima Berlusconi, coltiva con molta cura il suo bacino di utenza, preoccupandosi che resti sempre com’è, ignorante, credulone, impermeabile alla cultura e all’intelligenza.

Il Profetico Orwell è purtroppo sempre attuale.

 

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