Aisha e Malik

Aisha e Malik sono arrivati nella classe di Zisa a settembre, giusto pochi giorni dopo l’inizio dell’anno scolastico; sono entrati in classe accompagnati da un volontario della croce rossa e si sono seduti nell’unico banco libero senza guardare in faccia nessuno. Aisha e Malik erano da poco arrivati a Palermo da un paese africano e non parlavano Italiano. Aisha e Malik sono gemelli e nei primi mesi di scuola stavano sempre fra di loro, scambiando poche parole in una lingua che nessuno capiva. Non funzionavano neanche i sorrisi di Zisa, perché sembrava che avessero paura di tutto, anche di lei. A casa i genitori esortavano Zisa ad essere gentile con loro e cercare di fare amicizia

“io ci provo – diceva Zisa – ma a loro non importa niente, neanche mi sorridono”

“sono timidi, pensa a come ti senti tu quando non conosci nessuno” rispondeva la mamma.

Zisa aveva imparato a memoria la risposta della mamma e l’aveva data ai suoi compagni un giorno in cui si stavano divertendo a prendere in giro Aisha e Malik, ma non era servita a molto. I compagni di Zisa infatti erano davvero antipatici con Aisha e Malik e lei non riusciva ad essere amica degli uni e degli altri allo stesso modo. Da un lato avevano ragione i suoi compagni nel dire che Aisha e Malik erano sempre imbronciati, che non cercavano di fare amicizia e che per giunta non parlavano una sola parola d’Italiano. Dall’altro lato i genitori a casa esortavano Zisa ad essere gentile con i compagni stranieri.

“Ma io sono amica di Adam. Rayan, Fatima, Omar e Yasmin, ma loro parlano l’italiano come se fossero italiani ed è più facile”

“Perché loro sono nati in Italia, anche se i loro genitori sono stranieri, invece Aisha e Malik sono arrivati da poco, devi dare loro il tempo di imparare la lingua. Magari potresti aiutarli tu”

La mamma di Zisa era diversa dalle altre, che invece stavano sempre a parlare in cortile contro Aisha e Malik, e poi andavano dalla maestra a protestare, perché sostenevano che aiutava troppo i due bambini africani dimenticandosi del resto della classe. La maestra invece stava dalla parte della mamma di Zisa, e forse per questo un giorno aveva voluto raccontare in classe la storia della sua infanzia, quando aveva dovuto raggiungere i suoi genitori che erano emigrati in Svizzera, e lei si sentiva sola e triste e i bambini svizzeri la trattavano male. Ma neanche questo racconto aveva funzionato, i compagni di Zisa non avevano capito che era un’esortazione a fare amicizia con Aisha e Malik.

Zisa ogni tanto si sedeva vicino a loro e cercava di aiutarli a capire quello che diceva la maestra, ma vedeva che Aisha e Malik non avevano neanche il libro aperto sul banco, né il quaderno e la penna.

Poi finalmente arrivò il giorno in cui la maestra spiegò alla lavagna le divisioni a più cifre, a Zisa sembravano complicatissime, non ci stava capendo nulla. Poi Zisa vide Aisha che, guardando attentamente la lavagna, prendeva il quaderno a quadretti e iniziava a scrivere. Dopo un poco la maestra si accorse che Aisha era capace di fare divisioni molto in fretta, così la invitò ad andare alla lavagna e mostrare ai compagni come faceva ad eseguirle. Aisha non capì, allora la maestra andò verso di lei e la invitò gentilmente a gesti, la bambina però pensò che volesse punirla per qualcosa che aveva fatto e istintivamente alzò il gomito per coprire la faccia, come se temesse di ricevere uno schiaffo. A quel punto Zisa andò da Aisha la prese per mano e la condusse alla lavagna, la maestra nel frattempo aveva cominciato a scrivere una divisione di 4 cifre divisa per 2 cifre e diede il gesso alla bambina perché continuasse lei. Finalmente Aisha capì cosa doveva fare e risolse la divisione in pochi minuti, poi la maestra ne assegnò un’altra e Aisha subito trovò la soluzione, poi un’altra più complicata e un’altra più complicata ancora. I bambini stavano tutti a bocca aperta a constatare quanto Aisha fosse brillante in matematica, non capivano il suo procedimento ma erano ammirati dalla sua velocità. Infine, la maestra invitò tuta la classe ad applaudire ad Aisha e la bambina capì che gli applausi erano per lei, per la prima volta da quando era arrivata sorrise, mostrando dei denti bianchissimi e tutta la bellezza del suo viso. Così Aisha, la maestra e tutta la classe capirono che anche i numeri costituiscono un lingua per capirsi. Da allora, attraverso i numeri, fu facile per Aisha e Malik imparare l’italiano e la classe scoprì che loro erano simpatici. Si scoprì anche che Malik era bravissimo a giocare a calcio con i compagni nel cortile della scuola.

Fu invece molto difficile far parlare i due bambini di loro, della loro famiglia e del loro viaggio verso l’Italia, non gradivano affatto che si facessero delle domande su questo argomento.

Zisa chiese alla mamma il perché di questa timidezza, dal momento che ormai erano diventati amici. La mamma allora raccontò a Zisa che Aisha e Malik erano dei “rifugiati” insieme ai loro genitori, che avevano dovuto scappare dal loro paese a causa di una guerra, che per raggiungere l’Italia avevano dovuto affrontare un viaggio per mare terribile, che non avevano una casa e dovevano vivere nella sede di una associazione di volontariato, che i loro genitori non potevano lavorare perché non avevano i documenti a posto, nonostante il padre fosse un ingegnere e la mamma una maestra.

“Hai detto che hanno fatto un viaggio in mare terribile?” “Si” “Ma terribile quanto?” “Non te lo voglio raccontare, però io e tuo padre eravamo al porto di Palermo ad accoglierli quando sonoo arrivati, insieme al sindaco e ad altri volontari, e ricordo il sorriso di Aisha quando una poliziotta le ha regalato una bambola.”

“Ora capisco perché hanno paura del mare” disse Zisa

“Hanno paura del mare? Come lo sai?”

“Quando siamo andati con la maestra e i compagni di scuola a visitare le grotte dell’Addaura, erano terrorizzati di cadere in mare, anche se non c’era nessun pericolo”

“Forse non è stata una buona idea portarli lì, col mare invernale. Forse d’estate potremmo portarli un giorno a Mondello a fare il bagno con noi.”

Così alla fine dell’anno scolastico la mamma e papà organizzarono una gita alla spiaggia di Mondello, con Zisa, Aisha e Malik. I loro genitori furono felici anche perché nel frattempo avevano iniziato a lavorare e non avevano tempo per accompagnarli. La spiaggia di Mondello è bellissima e invitante, col mare calmo e una sabbia finissima, poi lì l’acqua non è profonda e non c’è da avere paura. All’inizio Aisha e Malik non si volevano avvicinare all’acqua, così papà aveva organizzato una partita a pallone sulla sabbia e, nel prendere la palla scappata via, Malik s’era accidentalmente bagnato i piedi.

“Hai visto com’è bello bagnarsi?” aveva gli detto papà “Vuoi provare anche tu Aisha a bagnarti i piedi?”

“Aisha timidamente si avvicinò all’acqua e quando il mare le lambì i piedi si ritrasse spaventata, ma aveva caldo e l’acqua fresca era piacevole, così non fu difficile convincerla a bagnarsi a poco a poco. La mamma allora accorse con due paia di braccioli da fare indossare ai due bambini, perché non sapevano nuotare. Qualcosa li spaventò nel vedere i due salvagente, ed era il ricordo terribile di quella traversata in mare per raggiungere l’Italia, ma i genitori di Zisa furono bravi a trasformare tutto in gioco e dopo un poco Aisha e Malik cominciarono a spruzzarsi l’acqua emettendo gridolini di gioia, e poi finalmente si tuffarono nuotando in modo disordinato.

Per tutta l’estate i genitori di Zisa portarono con loro a Mondello Aisha e Malik, insegnando loro a poco a poco a nuotare.

Il mare non fa più paura ad Aisha e Malik.

In Sicilia ogni giorno sbarcano decine di bambini migranti, con i loro genitori o senza nessuno che li accompagni. Ci sono delle organizzazioni umanitarie che si occupano di loro fra mille difficoltà, non smetterò mai di ringraziarli. E’ molto difficile riuscire a far superare a questi bambini il terribile ricordo della traversata in mare, a cui spesso si aggiunge quello di una guerra da cui si è fuggiti e della perdita dei genitori.

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