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Posts Tagged ‘Berlusconi’

Confesso di essere rimasta senza parole dopo l’ultima batosta elettorale, ecco perché il mio blog si è fermato per qualche settimana. La giornata di ieri tuttavia presenta una concentrazione di brutte notizie che non possono essere ignorate, soprattutto da una come me che con la mafia è costretta a convivere. Posso mettere tutto sullo stesso piano: le due bambine lasciate a terra dal pulmino della scuola di una città governata dalla Lega, perché i genitori non avevano pagato la retta; il segretario del partito di opposizione che urla atterrito alla prospettiva di urne anticipate (non dovrebbe augurarsele?); l’ennesimo omosessuale massacrato di botte; la lega che minaccia di mettere le mani sulle banche e discriminare gli insegnanti meridionali; Emergency trattata come covo di terroristi ; il senatore Marcello Dell’Utri che confessa candidamente di far politica per difendersi dal carcere (con un appannaggio pagato dal contribuente) ed infine, ciliegina sulla torta, il Premier che indica Roberto Saviano come responsabile dell’immagine negativa dell’Italia all’estero. Ci sarebbe da restare senza parole per altre due settimane e giuro che scrivere questo post è davvero difficile. Recuperando un po di pazienza posso ricordare che una settimana fa a Palermo è stato annullato un importante convegno medico a causa dello schifo provato dagli organizzatori di fronte a quella spazzatura targata PDL (la nostra municipalizzata che si dovrebbe occupare della spazzatura è al centro di uno scandalo che vede coinvolto il sindaco Diego Cammarata, della casa della Libertà) di cui ovviamente i telegiornali di grande ascolto preferiscono non parlare. Di questa immagine negativa dell’Italia Roberto Saviano non era certamente responsabile, il partito del Premier invece si. Posso citare la vergogna che provo ogni volta che vado all’estero, quando i miei amici e parenti citano sbeffeggiandolo l’uomo che sventuratamente mi governa. Se qualcuno cita invece Saviano è per infondermi un motivo di orgoglio nazionale, per rassicurarmi sul fatto che in Italia ci sono gli anticorpi capaci di combattere il malaffare che si annida nella cosa pubblica. Questo è ovviamente il punto, tanto è vero che il nostro Berlusconi si indigna nel giorno in cui per il suo sodale Dell’Utri (sotto processo per i suoi rapporti con la mafia) viene richiesto un aumento di pena.  Scendendo poi nei particolari mi chiedo perché Berlusconi se la prenda soltanto con Gomorra e la Piovra e non con la famosissima serie Il Padrino o meglio ancora con Il capo dei capi, una fiction tv in 6 puntate andata in onda fra ottobre e novembre 2007 su Canale 5 (per chi non lo ricordasse, emittente televisiva di cui è proprietaria la famiglia Berlusconi), dove di Totò Riina si narravano gesta, amori e patimenti in modo tanto partecipe che i mafiosi dell’Ucciardone non si persero una puntata. Alcuni critici si interrogarono allora se fosse il caso umanizzare in questo modo dei delinquenti, e il dibattito è ancora aperto analogamente a quello che riguarda la serie americana I Soprano. Al contrario il paziente lavoro di alfabetizzazione alla legalità condotto da Roberto Saviano dà molto fastidio alla malavita organizzata, soprattutto perché lo scrittore è molto competente in materia, ha il dono di saper parlare ai giovani e riscuote un enorme consenso in Italia e all’estero.

Io vivo a Palermo e per capire se un mio concittadino è di quelli che con la mafia vuole convivere mi basta interrogarlo sui mali della nostra città, se al primo posto viene il traffico (vi ricordate il film Jonny Stecchino?) ho la certezza che il mio interlocutore è di quelli che non vede, non sente e non parla, uno come il nostro Premier.
Cito al riguardo:

il divertente Buongiorno di Massimo Gramellini

Il dovere del Verbo, editoriale del 18-4-2010 di Barbara Spinelli

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Tre mesi fa mi chiedevo se il web fosse di destra o di sinistra, adesso ho la risposta: il web è incontrollato e, in un paese in cui l’informazione è controllata, rappresenta un’isola di libertà ma, soprattutto, il web è qualcosa che Berlusconi non conosce e non comprende. Infatti al successo di un evento trans-mediatico senza precedenti, quale è stata la diretta di RAIperunanotte, ha reagito minacciando strumenti di repressione che neanche la Repubblica Popolare Cinese è ancora riuscita a mettere il campo, cioè il bavaglio sul web. Può farsi trapiantare capelli posticci e poi tingerli, può farsi tirare le rughe e risucchiare le borse sotto gli occhi, può ingoiare vagonate di viagra ma, c’è un piccolo dettaglio che rivela impietosamente la sua età, ed è l’ignoranza informatica. Anzi lì mostra più anni di quelli che ha perché tanta gente più anziana di lui ha fatto lo sforzo di aggiornarsi, mentre lui, come sostenuto da Massimo Gramellini durante l’ultima puntata de “L’infedele”, è rimasto cocciutamente fermo ai valori degli anni ottanta, quella della Milano da bere: imprenditori vincenti, ricchezza, arerei privati, lusso e stralusso. Nel frattempo la gente, quella che lui ama tanto, ha appreso forme di comunicazione più dirette di quelle della TV e della carta stampata, e lui neanche se ne è accorto.  “L’isola dei cassaintegrati” è riuscita a sfruttare il successo di uno dei cavalli di battaglia della moderna TV, che è il reality, ottenendo un’enorme visibilità e mettendo in ridicolo la trasmissione presa a modello; quella che mostra un mondo finto, fatto di lustrini, tacchi alti, seni e labbra al silicone, zuffe, parolacce, lacrime e nasi scolanti. La vera isola, che ovviamente deve il suo successo al web, mostra invece l’Italia reale, quella degli offesi che non si piegano, quella delle lacrime dolenti asciugate con discrezione, quella di papà isolati dalle famiglie per portare avanti la propria battaglia, quella di mogli solidali e bambini costretti a diventare adulti prima del tempo. Così come Raiperunanotte ha potuto dare voce alle lavoratrici della Omsa, agli scienziati fatti fuori dai tagli alla ricerca. Purtroppo resta una maggioranza di Italiani che non vuole vedere tutto questo e preferisce drogarsi con la TV spazzature di Maria De Filippi e il TG1 di Minzolini, fino a che il figlio tornerà a casa con le valige perché ha perso il posto, una montagna di fango gli tracimerà sulla casa e si accorgerà che il sogno Berlusconiano ha portato a lui un ulteriore utile di 8 milioni di euro (che si somma ad un reddito già stratosferico) costringendo il resto d’Italia a vivere in povertà. A questo punto, è solo questione di tempo, una maggioranza di italiani in ginocchio (o a quattro piedi) si rizzerà in piedi.

Cosa cambia in RAI e nel sistema dei media dopo il successo di RAIPERUNANOTTE, di Gianni Rossi, Articolo 21 info

La rottura della gabbia TV, Michele Serra, La Repubblica

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Questa faccia è un atto di sfida, perché ci dice che la verità è quella che riesce a essere gridata più forte. Questa faccia ci dice che non occorre guastarsi i connotati con dei finti lividi, nonostante si abbiano a disposizione ottimi truccatori, perché una audience costruita in trent’anni ormai crede a tutto: che il personaggio di una soap opera sia lo stesso nonostante sia cambiato l’attore che lo interpreta, come allo stesso modo crede che Berlusconi abbia avuto un naso rotto e dei punti di sutura nonostante questa foto di due giorni fa. Perché Berlusconi dovrebbe sembrare meno bello di quello che lui pensa di essere? Gli italiani si sono bevuti la sua verità e chi non ci crede stia zitto, altrimenti passa per complottista. Strano termine quest’ultimo, perché ti ritorna indietro, appiccicandotelo addosso, l’aggettivo che vorresti indirizzare al destinatario. Questa foto proviene dal blog del New York Times nell’articolo: UnscarredBerlusconi Appears in Public, di ROBERT MACKEY, dove si ironizza sulle doti da superman del nostro premier, che miracolosamente appare senza cicatrici dopo meno di un mese dall’aggressione. Chiunque abbia avuto dei punti di sutura al volto sa che è impossibile mostrare una faccia immacolata dopo meno di un mese. Il volto umano, al minimo colpo, si riempie dei lividi che nessun cerone riesce a coprire (che poi cambiano colore più volte e scendono verso il collo), gli occhi si gonfiano e la pelle reagisce riempiendosi si acne; perché altrimenti tutte le dive che ricevono un ceffone dal proprio partner si coprono il volto con enormi occhiali da sole? Dovrebbero conoscere quanto Berlusconi le doti magiche di un cerone, che evidentemente non è sufficiente.

Ma quello che adesso mi fa più rabbia è il fatto che a salvare Berlusconi sarà la portata di ciò che ha fatto. Osservando attentamente la sequenza delle foto e dei video dell’attentato, aggiungendo quelle dell’eccessivo indugiare di bende ballerine (che si spostavano da un punto all’altro della faccia) e poi del miracoloso riassorbimento delle cicatrici, ormai unanimemente sorge il dubbio, ma poi si aggiunge: “ma non è possibile!! Non può vere fatto tutto questo!! Non è nella mente umana organizzare una diavoleria simile, e poi nei minimi particolari!!!” L’ipotesi che accoglie più favori è invece quella che egli abbia ingigantito un piccolo colpo, che il sangue che ad esempio fuoriusciva dalla sola gengiva sia stato spalmato sulla guancia per ottenere quella facies tragica mostrata a più riprese. Una maschera che è sembrata talmente ben riuscita al nostro Premier da volerne fare oggetto di propaganda elettorale, finalmente sostituendo il suo avatar di plastica della foto del 1994.

A questo punto sostengo che la verità della seconda ipotesi sarebbe altrettanto mostruosa, patetica e meschina e il solo fatto che assolverebbe Silvio Berlusconi da una ipotesi ancora più scomoda, non vuol dire che non fornisca gli estremi per una condanna morale e politica. Così come non c’era nulla da festeggiare quando Totò Cuffaro fu condannato a soli 5 anni anziché ad una pena più grave.

Firmate la petizione on-line, perché si accerti cosa è successo veramente.

Altri post di questo blog sullo stesso argomento:

Verità e finzione

Avere dei dubbi è un atto eversivo?

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Di Marco Travaglio, da Il Fatto Quotidiano, 8 gennaio 2010:

Travaglio: Berlusconi sfrutta l’aggressione a Milano come fosse un 11 settembre
Così ha narcotizzato stampa e quel che chiamano opposizione

“Se la politica italiana fosse un film, questo inizio di 2010 lo intitolerei ‘Le conseguenze dell’amore’. Il regime c’è da tempo. Ma ora si sta consolidando e inasprendo alla maniera classica dei totalitarismi: introducendo nella politica la categoria del sentimento per cancellare qualunque normalità democratica, qualunque ordinaria dialettica fra maggioranza e opposizione, fra governo e poteri di controllo e di garanzia. Il Capo pretende di essere amato, anzi adorato e, dopo l’attentato di Piazza Duomo, gioca sui sentimenti dei cittadini per ricattarli: ‘Chi non è con me è contro di me. Chi non mi adora mi odia’”.
Barbara Spinelli non si è mai sottratta alle regole ferree del dizionario: ha sempre chiamato “regime” il berlusconismo. Ma ora vede un’altra svolta, una cesura estrema, un salto in avanti verso il baratro.

Qual è precisamente questa svolta di regime nel regime?
Nella testa di Berlusconi l’attentato di Piazza Duomo ha creato un prima e un dopo. Dopo, cioè oggi, nulla può più essere come prima. Si sente in guerra, anche se combatte da solo. E con il dualismo amore-odio crea una situazione militare: l’immagine del suo volto sfregiato e insanguinato, riproposta continuamente in tv e sui giornali, è per lui l’equivalente dell’attentato alle due Torri per Bush. Stessa valenza, stessa ossessività, stesso scopo ricattatorio. Con la differenza che, dietro l’11 settembre, c’era davvero il terrorismo internazionale. Dietro l’attentato a Berlusconi c’è solo una mente malata e isolata.

Qual è la conseguenza politica?
L’attentato al premier ha ancor di più narcotizzato la stampa italiana, che ha rapidamente interiorizzato il ricatto dell’amore e dell’odio. E il Pd dietro. Viene bollata come espressione di odio da neutralizzare, espellere, silenziare qualunque voce di opposizione intransigente. Cioè di opposizione. Tutti quei discorsi sul dovere del Pd di isolare Di Pietro. A leggere certi quotidiani, ci si fa l’idea che il vero guaio dell’Italia degli ultimi 15 anni non sia stato l’ascesa del berlusconismo, ma quella dell’antiberlusconismo. Quanti editoriali intimano ogni giorno all’opposizione di non odiare, cioè in definitiva di non opporsi! Come se l’azione isolata di un imbecille potesse e dovesse condizionare l’opposizione. Un ricatto che si riverbera anche sugli articoli di cronaca.

A che cosa si riferisce?
Alla strana indifferenza con cui si raccontano alcune scelte mostruose, eversive della maggioranza che inasprisce il suo regime senza più critiche né opposizione. Penso alle tre o quattro leggi ad personam fabbricate in queste ore nella residenza privata del premier. Penso all’orribile apposizione del segreto di Stato sugli spionaggi illegali scoperti dalla magistratura in un ufficio del Sismi e nell’apparato di sicurezza Telecom. A salvare con gli omissis di Stato gli spioni accusati di avere schedato oppositori, giornalisti e magistrati sono gli stessi che un anno fa creavano il mostro Genchi, dipingendolo come una minaccia per la democrazia, trasformando il suo presunto ‘archivio’ in una centrale eversiva.

E Genchi operava legalmente per procure e tribunali, al contrario delle barbe finte della Telecom e del Sismi.
Appunto, ma nella smemoratezza generale, facilitata dalla narcosi della stampa (per non parlare della tv), nessuno ricorda più nulla. Nessuno è chiamato a un minimo di coerenza, né di decenza. I sedicenti cultori della privacy che strillano a ogni legittima intercettazione giudiziaria tentano dicontrollare addirittura il cervello e i sentimenti del comune cittadino col ricatto dell’odio. Fanno scandalo le intercettazioni legali, mentre lo spionaggio illegale viene coperto dal governo. Così il segreto di Stato diventa un lasciapassare preventivo a chiunque volesse tornare a spiare oppositori, giornalisti e magistrati. ‘Fatelo ancora, noi vi copriremo’, è il messaggio del regime. ‘Le operazioni illegali diventano legali se le facciamo noi’: un avvertimento per quel poco che resta di opposizione e informazione libera. E il Pd e i giornali ‘indipendenti’ non dicono una parola, soggiogati dalla sindrome di Stoccolma.

Che dovrebbe fare, in questo quadro, l’opposizione?
Vediamo intanto che cosa dobbiamo fare noi con l’opposizione: smettere di chiamarla opposizione. Diciamo ‘quelli che non governano’. Gli daremo la patente di oppositori quando ci diranno chiaramente che cosa intendono fare per contrastare il regime e cominceranno seriamente a farlo. Se è vero che Luciano Violante segnala addirittura al governo le procure da far ispezionare, se Enrico Letta difende il diritto del premier a difendersi ‘dai’ processi, se altri del Pd presentano disegni di legge per regalare l’immunità-impunità a lui e ai suoi amici, chiamarli oppositori è un favore. Li aspetto al varco: voglio sapere chi sono e cosa fanno.

Ellekappa li chiama “diversamente concordi”.
Appunto. Non si sono nemmeno accorti dello spartiacque segnato dall’attentato nella testa di Berlusconi, fra il prima e il dopo. Non hanno neppure colto la portata ricattatoria dell’ultimatum del premier perché le nuove leggi ad personam vengano approvate entro febbraio, altrimenti ‘le conseguenze politiche non saranno indolori’. Nessuno ha nulla da dire contro questo linguaggio da mafioso ai vertici dello Stato? Perché nessuno fa dieci domande su quella frase agghiacciante? E’ il Partito dell’Amore che si esprime così?

Che dovrebbe fare l’opposizione per essere tale?
Rendersi graniticamente inaccessibile a qualsiasi compromesso sulle leggi ad personam. Evitare di reagire di volta in volta sui piccoli dettagli, ma alzare lo sguardo al panorama d’insieme e dire chiaro e forte che siamo di fronte a una nuova svolta, a un inasprimento del regime. E respingere pubblicamente, una volta per tutte, questo discorso osceno sull’amore-odio.

Tabucchi invita le opposizioni a coinvolgere l’Europa con una denuncia che chiami in causa le istituzioni comunitarie.
Sull’Europa non mi farei soverchie illusioni: basta ricordare i baci e abbracci a Berlusconi negli ultimi vertici del Ppe. Io comincerei a dire che con questo tipo di governo non ci si siede a nessun tavolo, non si partecipa ad alcuna ’convenzione’, non si dialoga e non si collabora a cambiare nemmeno una virgola della Costituzione. Oddio, se vogliono ridurre i deputati da 630 a 500 o ritoccare i regolamenti, facciano pure: ma non è questo che interessa a Berlusconi. Come si fa a negoziare sulla seconda parte della Costituzione con chi, vedi Brunetta, disprezza anche la prima, cioè i princìpi fondamentali della nostra democrazia? Anziché dialogare con Berlusconi, quelli del Pd farebbero meglio a guardare a Fini, provando a fare finalmente politica e lavorando sulle divisioni nella destra, invece di inseguire, prigionieri stregati e consenzienti, il pifferaio magico. Spesso in questi mesi Fini s’è mostrato molto più avanti del Pd, che l’ha lasciato solo e costretto ad arretrare.

Perché, con la maggioranza che ha, il Cavaliere cerca il dialogo col Pd?
Anzitutto per un’irrefrenabile pulsione totalitaria: lui vorrebbe parlare da solo a nome di tutto il popolo italiano, ecco perché l’opposizione dovrebbe dirgli chiaramente che più della metà degli italiani non ci sta. E poi c’è una necessità spicciola: senza i due terzi del Parlamento, le controriforme costituzionali dovrebbero passare dalle forche caudine del referendum confermativo: e l’impunità delle alte cariche o della casta, per non parlare del “lodo ad vitam” di cui parlano i giornali, non hanno alcuna speranza di passare. Dunque è proprio sulla difesa della Costituzione e sul no a qualunque immunità che il Pd dovrebbe parlar chiaro. Invece è proprio lì che sta cedendo.

L’ha soddisfatta il discorso di Napolitano a Capodanno?
Mi ha impressionato più per quel che non ha detto, che per quel che ha detto. Mi aspettavo che, onorando i servitori dello Stato che rischiano la vita, non citasse solo i soldati in missione,ma anche i magistrati che corrono gli stessi rischi anche a causa del clima, questo sì di odio, seminato dalla maggioranza. Invece s’è dimenticato dei magistrati persino quando ha elencato i poteri dello Stato, come se quello giudiziario non esistesse più.

Perché, secondo lei, tutte queste dimenticanze?
È una lunga storia… Chi è stato comunista a quei livelli non ha mai interiorizzato a sufficienza i valori della legalità, della giustizia, dei diritti umani. Quando poi i comunisti italiani, caduto il Muro, hanno cambiato nome, sono diventati socialisti, e all’italiana: cioè perlopiù craxiani. Mentre la cultura socialista europea ha sempre difeso la legalità e la giustizia, il socialismo italiano degli anni ’80 e ‘90 era quello che purtroppo conosciamo. E chi, da comunista, è diventato craxiano oggi non può avvertire fino in fondo la violenza di quanto sta facendo il regime.

Ora si apprestano a celebrare il decennale di Craxi.
Mi auguro che il presidente della Repubblica non si abbandoni a festeggiamenti eccessivi. E non ceda alla tentazione di associarsi a questa deriva generale di revisionismo e di obnubilazione della realtà storica sulla figura di Craxi. Anche perché la riabilitazione di Craxi non è fine a se stessa: serve a svuotare politicamente e mediaticamente i processi a Berlusconi e a tutti i pezzi di classe dirigente compromessi con il malaffare. Riabilitano un defunto per riabilitare i vivi. Cioè se stessi.

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Dal blog di Giuseppe Casarrubea

Il 14 luglio 1948 il segretario nazionale del Pci, Palmiro Togliatti, veniva aggredito da Antonio Pallante con una pistola avuta in quei giorni in Sicilia. Dopo la strage di Portella della Ginestra era la seconda volta che i neofascisti attaccavano il movimento democratico ricorrendo al delitto premeditato. Quello strano episodio non scatenò la guerra civile solo perchè lo stesso Togliatti diede disposizione a tutti i dirigenti comunisti di non accettare la provocazione.

Togliatti evitò la guerra civile diffondendo messaggi di moderazione dal suo letto d’ospedale e in quel caso non si trattava del gesto di uno squilibrato, ma di un attentato organizzato in ambienti neofascisti equivocamente legati ai servizi segreti. Ringrazio il mio amico Claudio Riolo per avermi ricordato le diverse reazioni, di allora e di oggi, alle provocazioni.
E’ quindi il caso di citare quelle odierne del capogruppo dei deputati PDL Fabrizio Cicchitto, senza dimenticare che egli è stato membro della loggia massonica P2:

A condurre questa campagna è un network composto dal gruppo editoriale Repubblica-L’Espresso, dal quel mattinale delle Procure che è il Fatto, da una trasmissione di Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio, oltre che da alcuni pubblici ministeri, che hanno nelle mani alcuni processi, tra i più delicati sul terreno del rapporto mafia politica e che vanno in tv a demonizzare Berlusconi…
è da un partito come l’Idv, con il suo leader Di Pietro, che in questi giorni sta evocando la violenza, come se volesse trasformare lo scontro politico in atto in guerra civile fredda, che coinvolge anche settori più giustizialisti del suo partito…
non possono essere messe sullo stesso piano, neanche dalle nostre autorità istituzionali, due problematiche assai diverse: quella di chi, magari con un linguaggio non diplomatico, ha invocato una riforma costituzionale recuperando le obiezioni fatte da Togliatti e Calamandrei, e quelle dei Pm che hanno fatto trattenere il fiato al Paese e alla comunità internazionale, in attesa che gli oracoli di nuovo conio, gli Spatuzza e i fratelli Graviano, pronunciassero i loro verdetti, anzi le loro atipiche sentenze…
la mano di chi ha aggredito Berlusconi è stata armata da una spietata campagna di odio: ognuno si assuma la propria responsabilità. Ci auguriamo che questa aggressione e questo ferimento servano a qualcosa di più e che dal male venga qualcosa di bene… da questa situazione si esce solo disinnescando con leggi funzionali quell’uso politico della giustizia, un cancro che ha distrutto la prima Repubblica e sta minando anche la seconda…

Malgrado la maggioranza di governo abbia ormai reso vocabolario comune l’equivalenza fra comunismo e eversione, a me sembra che l’incitamento alla violenza venga proprio dagli esponenti di questo governo. Vorrei sperare che la voluta messa in mostra di un volto insanguinato sia stato determinato dallo stato confusionale in cui si è venuto a trovare il premier, altrimenti giudico rischioso e sconsiderato approfittare della propria sventura per incitare la folla. Personalmente vedo troppa solerzia nel cogliere l’occasione di un incidente deprecabile (capitato anche ad altri capi di stato) per sollevare il gradimento di un Premier ampiamente screditato e varare leggi contrarie alla pacifica manifestazione del dissenso. Troppo presto sono arrivati gli hacker in facebook, quel network che una settimana prima aveva contribuito alla riuscita di una grandiosa manifestazione, troppo presto abbiamo sentito il coro da tragedia greca delle ancelle del premier, tutte con lo stesso filo logico nelle loro lamentazioni mediatiche, come se l’ultima lezione alla scuola del “partito-azienda” fosse stata dedicata alla preparazione di tale evento. Tutto è molto strano e mi ricorda il “patriot act” di Bush dopo la tragedia delle Twin Towers, anche quello era un premier screditato e quella fu la sua occasione per restare al governo altri otto anni.

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Il giallo dei gruppi pro Berlusconi

Stamattina su facebook un mio amico mi ha avvertita di essere iscritta al gruppo “Solidarietà a Silvio Berlusconi” e così anch’io (come migliaia ieri) sono dovuta correre a cancellarmi, vi ho trovato altri amici sicuramente inconsapevoli e ho dovuto avvertirli, insomma un’oretta spesa ad arrabbiarmi e a mandare messaggi a destra e a manca, se volevano scoraggiarci sull’uso di facebook forse ci sono riusciti, adesso ci sentiamo tutti insicuri. La cosa non mi piace anche perché ci vedo la mano di hacker e la premeditazione, come mai nessuno ci ha avvertito con una mail del cambio di nome del gruppo? In genere succede così. Poi sono passata alla fase due, mi sono informata sul da farsi e sono tornata sui quei falsi gruppi per segnalarli a facebook. A quel punto mi sono soffermata ad analizzarli e ho scoperto che gli hacker di destra saranno stati anche bravi nel combinare la truffa ma poi si sono fermati lì, come speravano di darcela a bere? Le bacheche di questi gruppi sono piene di insulti ai gruppi stessi (da parte di gente infuriata quanto me) mentre i messaggi a sostegno del Premier sono pochi, idioti e scritti pure male, le foto e i video non c’entrano nulla con lo scopo del gruppo, gli organizzatori di questi gruppi hanno per foto del profilo gattini, bimbi o cartoni, ed anche un numero esiguo di amici, la prima cosa che viene da pensare e che se Berlusconi per ottenere un pò di solidarietà è stato costretto a ricorrere ad hacker tanto stupidi vuol dire che è proprio messo male. I suoi consiglieri avranno avuto un’invidia gigantesca del successo del popolo viola e avranno pensato di raggiungere gli stessi successi truccando un po le carte, ma quì viene fuori il fatto che i veri hacker sono persone molto geniali che non si fanno beccare nell’arco di 24 ore come invece è successo a questi. La verità è che ogni volta che a destra vogliono eguagliare un successo mediatico della sinistra ottengono soltanto una dolorosissima zappa sui piedi, per esempio non riescono ancora a trovare un intellettuale di destra al di fuori di quei personaggi luciferini tipo Oscar Giannini, o quell’altro sempre eccessivamente sudato che qualche anno fa intervistava il premier in ginocchio, poi eliminato dalla TV per flop di ascolti (a proposito, dove è finito?). Insomma ora mi sento rassicurata, per quanto disturbo riescono a dare sul web, i fedelissimi del premier non riusciranno mai ad organizzarsi così come sa fare la gente che gli si oppone, che sa scrivere, trovare video, musica ed immagini interessanti. Come i nord vietnamiti contro gli imperialisti americani, il popolo di sinistra è più creativo ed intelligente, forse proprio perché i pochi mezzi a disposizione ingegnano ad usarli al meglio. Mettiamoci pure che essere convinti delle proprie opinioni fa risultare più credibili di chi viene indottrinato in quei corsi aziendali che insegnano soltanto a sovrastare la voce altrui nelle arene televisive. Posso infine concludere che il web, rivoluzionario e incontrollabile, sia risultato più congeniale alla sinistra che alla destra?

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Il fatto che il nostro Premier sia rimasto vittima della violenza di un balordo è assolutamente da condannare. Dire che se lo sia andato a cercare è come dire che una ragazzina è stata stuprata perché portava la minigonna, una sciocca cattiveria! Berlusconi ha tutto il diritto di fare comizi sui predellini delle macchine, tuffarsi nei bagni di folla, stringere mani, baciare bimbi, lusingare ragazze e firmare autografi. Ma da qui a sostenere che ci sia un nesso fra il gesto di un cretino e il legittimo dissenso che serpeggia nel paese è un atto pretestuoso. Berlusconi non è il primo capo dello stato e nemmeno il primo uomo di spettacolo ad essere vittima di un balordo e dato che egli è l’una e l’altra cosa, le probabilità di restare vittima di simili gesti era doppia, del resto lui stesso sentiva il bisogno di circondarsi di uno stuolo di guardie del corpo (forse l’unica cosa da chiedersi è a cosa gli siano servite). Detto questo, la sua maschera di sangue non riesce a rendermelo più simpatico, né mi fa dimenticare le cialtronerie che dice, le barzellette che racconta, la sua maleducazione nei confronti del genere femminile e i processi che gli pendono sulla testa. Solo un pazzo o un cretino poteva pensare di levarsi di torno Silvio Berlusconi lanciandogli in testa le guglie gotiche del duomo di Milano comprensive di “Madunin”, questo gesto avrà invece l’effetto di moltiplicare in modo esponenziale ogni cellula belusconiana per quattro. In facebook hanno già cambiato il titolo a dei gruppi che avevano altri scopi per farli sembrare a sostegno di Silvio Berlusconi, così che gente inconsapevole si sia ritrovata iscritta! E’ lo stesso sistema che usano per fare i loro sondaggi? Non so cos’altro si inventeranno nei prossimi giorni. Spero che il premier faccia in fretta a guarire, non tanto per lui quanto per noi, che di un Berlusconi martire non ne abbiamo proprio bisogno.

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