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Posts Tagged ‘Eduardo De Filippo’

pernacchioSupponiamo che qualcuno stia indottrinando truppe di ragazzotti da sguinzagliare nei mezzi pubblici, nelle spiagge e nelle piazze del territorio nazionale a far paura agli immigrati: insultando, provocando, dando cazzotti e scatenando risse. In effetti sembra che ci sia proprio un disegno dietro i tanti episodi di violenza, puntualmente registrati da video di chi, piuttosto che intervenire, documenta l’accaduto per conquistare qualche Ilike. Sono episodi che fanno paura, che servono da monito a chi, sentendosi ribollire il sangue vorrebbe intervenire, ma poi pensa che dietro un singolo potrebbero esserci quattro energumeni pronti a menare.

Sono così eguali questi episodi che io immagino un’aula con tanti energumeni seduti nei banchi  e un anziano camerata alla lavagna, “allora le frasi da dire sono: tornatevene a casa vostra sporchi negri… si alla polenta no al cous cous… ” e immagino i muscolosi discepoli che annotano in un notes magari domandando “Camerata ma che’è sta polenta? Io so de Napule”, e poi il camerata continua “cercate di far casino, offendete i migranti, spintonateli, così prima o poi quelli reagiranno e potrete dire che erano stati loro a provocarvi.”

Il format ha funzionato in tante occasioni, molte delle quali documentate dai social media, alcune particolarmente violente, nella quasi generalità dei casi rimaste impunite; la situazione ci deprime, ci fa sentire inermi e disorganizzati, inizia a serpeggiare il timore di convivere con le squadracce del ventennio.

Poi è arrivata lei, signora distinta e sobria (sembra che sia una sarta e questo me la rende ancora più simpatica), accomodata con borsa in grembo in un sedile della circumvesuviana di Napoli, una Rosa Parks del nostro sud, è arrivata lei e ha fatto la differenza.

Il video a documento dell’accaduto mostra un ragazzo che recita il solito repertorio di insulti senza che però si riescano a distinguere le sua parole, quando si eleva forte e chiara la voce della signora che infila a mitragliatrice frasi cariche di senso in un perfetto italiano addolcito dall’inflessione napoletana, sembra che ad un certo punto il ragazzotto, a corto di parole, dica orgoglioso di essere razzista, sdoganando un aggettivo che forse nelle intenzioni del suo maestro doveva restare sottinteso, ed ecco arrivare il coup de théâtre della meravigliosa signora, degna di Totò, dei De Filippo e della maschera di Pulcinella, efficace quanto o pernacchio dell’oro di Napoli:

“No tu non sei razzista, tu sei stronzo!” 

Da mesi intellettuali di peso cercano di dare un nome a ciò che sta succedendo nel nostro paese “possiamo chiamarlo fascismo?… si tratta del razzismo globale… sono gli effetti di politiche migratorie sbagliate… guardate cosa sta succedendo nell’America di Trump… e che dire di Bolsonaro?…” analizzando anche il profilo psicologico dei nuovi barbari, definendoli giovani annoiati… prodotti dei social… privi di empatia… trolls… odiatori… quando arriva la signora e compie il miracolo:

Sono stronzi

Personalmente non amo le parolacce ma non avrei potuto pensare a termine più appropriato, soprattutto in quel contesto. La signora non ha avuto paura delle conseguenze, in una intervista successiva ha detto di aver agito per istinto ma sembra che il suo istinto sia proprio eccezionale, perché non una parola né un tono di voce erano fuori posto. Immagino le giustificazioni del ragazzotto al camerata “ma quella ha risposto, e che dovevo dire?” Mesi di lezioni nelle classi, on-line tutorials, webinairs, step by step manuals… disintegrati dalla risposta della signora, che ora gira virale nel web nell’ilarità generale.

Per un giorno o due ci siamo anche illusi che una risata potesse seppellire gli stronzi.

Poi, puntuale, è arrivato il colpo di coda, vigliacco, anonimo, ovviamente maschilista, alcuni commenti infilati ad arte nei video virali con il triste refrain “ti stupreremo”.

Che siano o no una reale minaccia fanno paura e risultano un cupo monito a chi vorrebbe reagire. Quello che disarma è che la minaccia si cela in profili fake, difficilmente identificabili dalla polizia postale, ammesso che qualcuno abbia veramente voglia di perseguirli.

Vorremmo risposte dalla politica ma non riusciamo neanche ad vere una opposizione parlamentare, stiamo sull’Aventino senza esserci andati intenzionalmente, o forse l’abbiamo fatto votando male. Anche adesso, come nel ventennio, ci accorgiamo di essere in pericolo quando il nostro mondo è già sgretolato. Mi consolano tante manifestazioni di piazza, cortei affollati, manifestazione spontanee di vario genere, ma è urgente una organizzazione.

Però sarebbe anche bello armare di parole schiere di cittadini che, come la signora, siano capaci di spernacchiare gli stronzi. Ci vorrebbe proprio Makkox a stilare un tutorial antistronzi di cui il video della signora napoletana sarebbe la lesson number one, come non perdere la calma e neutralizzare l’interlocutore violento.

Nel frattempo noi tutti partigiani dell’Italia del terzo millennio potremmo chiamarci antistronzi oltreché antirrazzisti o antifascisti.

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“Non si può governare attaccati da pubblici dipendenti quali sono i giudici” è l’ultima perla partorita dalla bocca di un uomo afflitto dalla mancanza di contraddittorio, cosa che costituisce la sua e la nostra tragedia. “Ditegli sempre di si” era il titolo di una commedia Eduardo De Filippo che parlava di un pazzo, però la pazzia non si applica al nostro premier; si offenderebbero altrimenti tutte quelle magnifiche persone che amano perdersi nei meandri della mente, entrando alternativamente in contatto col prossimo, sviluppando angoli di creatività inaccessibili ai più e mancando spesso di senso pratico. No, il nostro premier non è pazzo, è soltanto viziato dai soldi e dal potere e non riesce ormai a distinguere la fiction della sua vita dal mondo reale, fatto di fatica e brutture, però vario e vitale. Il suo “Truman show” non prevede la noia di mediare col resto del mondo: perché doversi sottoporre al giudizio della magistratura, perché essere infastiditi da una parte seppur minoritaria di stampa dissenziente, perché essere derisi da programmi satirici? Dalla sua postazione sembra facile fendere l’aria con un machete che neutralizzi qualsiasi diversità e, mancando molto in originalità, il nostro premier desidererebbe un cliché visto e conosciuto che si chiama dittatura. Tuttavia è tanto tenace nel proporlo che agli Italiani sono cascate le braccia, come a quei genitori vinti da figli troppo capricciosi, che si scambiano sguardi esausti accompagnati da frasi del tipo: “per favore faglielo fare che non ne posso più di sentirlo strillare”, solo che a forza di dare e concedere si arriva al punto che il bimbo diventa ingestibile e non si contano più le varietà delle sue maleducazioni. Per esempio si era pensato di renderlo immune da ogni processo, tanto per evitargli di distruggere l’intero sistema giudiziario italiano, ma non basta, perché la fantasia del personaggio è inarrestabile. E’ già riuscito ad aggirare il tedioso passaggio del parere del parlamento su ogni decisione da prendere, nominando da solo i membri della sua maggioranza, ma non ha risolto il problema perché ci sono sempre nuove elezioni e nuovi sondaggi. Poi lui vorrebbe vedere sempre gente entusiasta del suo operato al posto di tanti musi e derisioni e disoccupati che gli ricordano che il paese è precipitato nella peggiore crisi economica dal dopoguerra. Ed è afflitto dal terrore che la gente non lo ami, così che ricorre ad ogni stratagemma per suscitare affetto o quantomeno pietà e… dove si andrà a finire?

No, la cosa così non può funzionare, è arrivato il momento di gridare un bel no. E’ arrivato il momento di rientrare nella pratica della democrazia, che è una cosa molto faticosa e sulle cui regole si dibatte da migliaia di anni, ma dalla quale non si può fuggire.

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