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Donne midterm electionAncora con lo spoglio in corso, quello che si può serenamente affermare circa le elezioni Americane di Mid-term, è che hanno segnato una solida vittoria Democratica contro la granitica macchina Repubblicana.

La cosa più bella è che questa vittoria è per gran parte da attribuire ad una schiera di donne che, candidandosi o sostenendo altre, hanno determinato una considerevole differenza di voti. Sembra che fra i votanti la percentuale delle donne sia del 52% e fra esse la maggioranza – 60% – ha votato per i Democratici. Tutti i commentatori sottolineano che il numero di candidate donne in queste elezioni era il più alto della storia Americana.

Sono le donne che Trump aveva sfidato pesantemente in questi anni di mandato e che adesso gli presentano il conto.

Il vento soffia in favore dei democratici anche se non è stata l’onda blu che si sognava, nel senso che questi hanno conquistato la Camera dei deputati (dopo otto anni) ma non il Senato, anche se quello che è successo è già un buon risultato. Con le elezioni di mid-terma la Camera si rinnova tutta e per conquistare la sua maggioranza i democratici avevano bisogno di riprendersi 23 seggi dai Repubblicani, al momento in cui scrivo ne hanno già conquistato 30. Il Senato invece si rinnova solo in parte e a prima vista il risultato sembra una sconfitta, perché i Repubblicani, che avevano una maggioranza di un solo seggio, adesso l’hanno allargata di due.  Vista nel dettaglio però la sfida dei Democratici era più ardua di quella dei Repubblicani: i primi dovevano difendere 26 seggi (vincendo 28 su 35 corse per ottenere la maggioranza) mentre i Repubblicani stavano difendendo solo 9 seggi.

E’ da tener presente che il Senato è quello che approva le nomine per il governo e la corte suprema, ad esempio la nomina di quel giudice accusato di stupro che ha sollevato la protesta di migliaia di donne; ma la Camera è quella che ha il controllo sulle commissioni investigative. Non ci saranno quindi i numeri per chiedere un impeachment del Presidente, ma una commissione investigativa della Camera dei Deputati potrebbe richiedere a Donald Trump documenti relativi alle sue dichiarazioni dei redditi e alle transazioni finanziarie con i Russi, senza che lui abbia la facoltà di rifiutarsi come aveva fatto in precedenza. A questo punto il Presidente in carica potrebbe risultare tanto indifendifile da spingere molti dei suoi sostenitori Repubblicani ad abbandonare la nave. Potrebbe anche succedere che l’uomo d’affari Trump, che ha sempre anteposto il suo tornaconto economico alla fede idologica (in passato era addirittura democratico) arrivasse a scaricare i Repubblicani e cercare appoggi fra i Democratici. Trump sarebbe infatti capace di tentare accordi con i democratici ma in prevalenza troverà le categorie di donne che ha umiliato in questi due anni e che non accetteranno compromessi con lui: ispaniche, native americane, musulmane, lesbiche, transgender. Una nuova generazione che costituisce il futuro del paese, un plotone che in maggioranza è accorso ai seggi in massa per la prima volta.

In America le aree urbane sono solitamente democratiche e quelle rurali repubblicane, ma i sobborghi (in America non sono i nostri Zen e Scampia ma gli agglomerati di villette signorili e golf clubs) che due anni fa avevano eletto Trump adesso l’hanno tradito. A Trump resta quindi un elettorato maschile, anziano, bianco e rurale, un genere in estinzione. Infine va detto che le forze messe in campo in questa elezione contro l’elettorato democratico erano capillari e bene organizzate. Non si riuscirà mai a dimostrare ufficialmente ma le denunce di depistaggi burocratici per impedire il voto delle minoranze sono numerosissime. La strada è tutta in salita ma apprezziamo la vitalità di queste elezioni che danno un alito di speranza in un panorama globale deprimente.

 

 

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Dopo le mie prime parole rabbiose, sconnesse e sconfortate, una bellissima nota di Liliana Billitteri (giovane attivista del PD siciliano) arrivata nella mia pagina di Facebbok,  mi ha costretto a prenderla in considerazione e tornare in me. Grazie Lilli per avermi svegliata, grazie soprattutto perché sei fra i pochi giovani che ha deciso di restare in questa terra disgraziata.

cara Lilli,

fra tutte le riflessioni del giorno dopo la tua merita più attenzione, perché sei una perla di impegno e militanza in una generazione che non riesce ad appassionarsi al dibattito politico. Tu continui a combattere all’interno di un partito, cosa che io non riesco più a fare da molto tempo e, nonostante questa diversità di vedute, ti ammiro anche e soprattutto per questo. Sei infatti eroica nel voler continuare a salvare il salvabile. Vorrei però farti riflettere sul vero segnale di queste elezioni. Il partito che ha vinto è un partito che non c’è ma che potrebbe esserci in futuro, perché nonostante domenica ci eravamo illusi che l’astensione provenisse da destra, essa ha riguardato soprattutto i “nostri”. Sull’identità dei nostri ci sarebbe poi molto da discutere, ma si tratta di una massa consistente di voti che si è frazionata fra lo stare a casa, votare per Grillo o per Di Pietro. Lì però dove si è imposto un candidato esterno al PD, che aveva già lavorato bene e che forse per questo si è tentato di estromettere, la gente ha avuto entusiasmo nel voto. Mi riferisco ovviamente alla Puglia. Dato che questa è stata l’unica vittoria del centrosinistra (dire del PD sarebbe una forzatura), è questo l’elemento di analisi principale, degno di attenzione. Forse bisognerà ammettere che il PD è nato male e finito peggio, operare un’eutanasia e rifondare qualcos’altro, suggerisco evitando la velleità del partito unico. Preferirei tornare alla diversità di una sinistra a più anime, dove il dibattito interno sarà il sale di una vera “democrazia”, quella che adesso tanti invochiamo.

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